Autore: Gianfranco Massetti (Gianfranco Massetti)

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E’ on-line, da qualche giorno (su openPetizion) una petizione al Presidente della Regione Lombardia contro il pagamento del pedaggio sulla Milano-Meda. Di seguito alcuni stralci:

“Noi, sottoscritte/i cittadine/i:

Premesso che:
·        Il Progetto di Pedemontana ha beneficiato di importanti finanziamenti ed esenzioni fiscali statali: Fondi Legge Obiettivo (Delibera CIPE 97/2009 e Delibera CIPE 24/2014); Esenzione fiscale ai fini IRES-IRAP e Compensazione debito IVA (Delibera CIPE 24/2014);   
·        con la L.R. 6 agosto 2021, n. 15 Assestamento al bilancio 2021 – 2023 con modifiche di leggi regionali, con l’articolo 7 Regione Lombardia ha accantonato il prestito in conto soci di complessivi euro 900.000.000,00,….
·        Pedemontana, con la tratta B, diversamente da altri tratti realizzati o in progetto, si inserirà a Lentate sul Seveso sulla attuale Superstrada SP 35 (Milano-Meda-Lentate) e, nonostante questo, la Tratta B2 (Milano-Meda-Lentate s/S) sarà assoggettata a pedaggio.
Considerato che:
·        La Milano Meda costituisce la principale arteria che collega Milano alla Brianza e che, contestualmente, consente gli spostamenti intercomunali. Per questo motivo l’introduzione del pedaggio solleva gravi preoccupazioni riguardo l’impatto che questi avrà sulla viabilità locale. I cittadini e gli amministratori locali di ogni fazione politica temono infatti che il pedaggio spingerà il traffico a riversarsi sulla viabilità ordinaria, congestionando ulteriormente strade come l’asse della Comasina e la vecchia Valassina: le uniche opzione per chi non potrà o non vorrà pagare il pedaggio.
·        Inoltre, i maggiori flusso di traffico che andranno a riversarsi sulla viabilità ordinaria comporterà un incremento dell’inquinamento atmosferico, proprio laddove la Provincia di Monza e Brianza è già tra le più inquinate d’Italia, con livelli di PM 2,5 già superiori ai …

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Nasce il comitato per il NO al Referendum

Comunicato stampa:

NO al Referendum per difendere la giustizia, la Costituzione e la democrazia.

In data 22 gennaio si è costituito a Paderno Dugnano il Comitato padernese “Società civile per il No al Referendum”. Al momento, per effetto del decreto del governo, è previsto che si voti nei giorni 22 e 23 marzo 2026.

In quell’occasione saremo chiamati ad esprimerci sulla Riforma costituzionale, voluta dal ministro Carlo Nordio, che sancisce la separazione delle carriere, già prevista dalla legge attuale, sostanzialmente finalizzata alla distruzione della funzione autonoma del Consiglio Superiore della Magistratura Italiana.

Anche a Paderno Dugnano partirà presto una campagna di informazione per evidenziare i punti sostanziali e critici di questa riforma, che andrà ad indebolire il CSM e non tutelerà l’indipendenza della Magistratura. Di fatto non sarà più “assoggettata solo alla legge” ma sarà assoggettata anche al potere politico, con il rischio che un governo possa dare ordini ai magistrati e minacciarli di sanzioni.

Trattandosi di Referendum Costituzionale è inoltre importante ricordare che questa consultazione non richiede il raggiungimento del quorum e quindi il referendum sarà valido con qualunque affluenza alle urne.

Al Comitato “Società civile per il NO al Referendum” hanno aderito, al momento: Acli, ANPI, SPI-CGIL, Circolo Eco-Culturale La Meridiana, Associazione Restare Umani, Legambiente, Associazione Florence ODV, Circolo ARCI Amicizia e Solidarietà, Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico, Partito della Rifondazione Comunista, Insieme per Cambiare, Sinistra per Paderno Dugnano.                                                                                

Il Comitato è aperto alla partecipazione di cittadini, movimenti, associazioni e partiti.”

                                                

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Al Cinema Rondinella di Sesto

Martedì 3 febbraio alle 21.15

Venerdì 6 febbraio alle 18.30

“Si tratta del primo documentario che ricostruisce la verità giudiziaria sul sequestro, le torture e l’omicidio del ricercatore italiano ritrovato ucciso nei pressi del Cairo il 3 febbraio del 2016. A raccontare la storia di Giulio, per la prima volta, sono i suoi genitori, Claudio Regeni e Paola Deffendi. Un padre e una madre che per arrivare alla verità hanno sfidato la dittatura militare di Abdel Fatah al-Sisi.

Accanto a loro, la testimonianza esclusiva di Alessandra Ballerini, l’avvocato che li ha assistiti nella lunga battaglia legale che nel 2023, a distanza di otto anni dalla scomparsa di Giulio, ha portato al processo contro quattro agenti della National Security egiziana. Iniziato nella primavera del 2024, il processo andrà a sentenza entro la fine del 2026.”

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Ex Ilva di Paderno in sciopero

2.2.2026

A Paderno Dugnano sono a rischio il centro servizi e 24 posti di lavoro dell’ ex Ilva. Il sito, collegato allo stabilimento di Taranto, è fermo da mesi e la Fiom Cgil ha proclamato un’agitazione ad oltranza: i dipendenti sono in presidio davanti ai cancelli.

Il Centro servizi della ex Ilva di Taranto è uno stabilimento dove normalmente il materiale lamellare veniva spedito da Taranto a Paderno e lavorato secondo le esigenze dei clienti e poi consegnato. Una specie di filiera definitiva del prodotto acciaio di Taranto. In origine erano impiegati 50 lavoratori. Ora sono diventati 24. Da diversi mesi lo stabilimento di via Pasubio 77 è fermo. I dipendenti in cassa integrazione a zero ore, con la prospettiva di non rientrare più.

Il sindacato ha proclamato uno sciopero ad oltranza e i lavoratori sono in presidio davanti alla sede per evitare lo smantellamento totale. Il centro servizi si estende su un’area di circa 27mila metri quadrati, e ora è completamente fermo con impianti inattivi e in parte già dismessi. La Fiom ritiene che la situazione padernese si inserisce nel quadro più ampio della vertenza nazionale di Acciaierie d’Italia: “Sta succedendo in diversi siti in giro per il Paese: si chiede di spedire direttamente il materiale ai clienti per garantire liquidità immediata ma a discapito dei lavoratori – aggiunge il sindacalista Giuseppe Cantatore –. Qui parliamo di persone dai 30 ai 55 anni, tutti monoreddito, con mutui sulle spalle“.

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Il fascismo è qui?

Ieri sera le forze del centro-destra padernese hanno offerto, in Consiglio comunale, una pessima prova di sé. Hanno mostrato il volto feroce e intollerante di una destra assetata di rivincita, violenza verbale, manipolazione della verità. In questa canea manipolatoria e violenta, nell’aggressione verbale all’istituzione del Sindaco, si sono particolarmente distinti alcuni consiglieri comunali della Lega, di Fratelli d’Italia e di Forza Italia. Non tutti.

L’occasione? Una mozione di censura per “rapporti politicamente e istituzionalmente inopportuni” con un soggetto indagato per presunte contiguità con il terrorismo e appartenente alla moschea di Paderno Dugnano. Diciamo innanzitutto che al momento degli incontri (incriminati) questa persona non era indagata. Ora sappiamo che c’è la Procura di Milano in campo e che farà il suo dovere. Pieno sostegno e nessun dubbio. Quindi?

Cosa restava da indagare con una mozione allusiva, insinuante oscure verità nascoste, tutta tesa a squalificare la figura istituzionale della Sindaca per chiederne addirittura una censura per i suoi comportamenti? Nulla. Ma l’occasione era ghiotta per uno sfogo aggressivo finalizzato a creare confusione e falsi allarmi, alimentando la paura per l’immigrazione e il bisogno di sicurezza. Uno schema già visto in epoche passate.

Peggio però sono stati gli interventi verbali di tre consiglieri. Uno ha accostato sfacciatamente il terrorismo alla maggioranza di centrosinistra; un altro si è lamentato dei rischi per la presenza di una Moschea e un terzo, presso dalla foga oratoria ha parlato di: “zone d’ombra nei rapporti tra Amministrazione Comunale e Centro islamico”, ”rapporti imprudenti con un indagato”, ”voto di scambio elettorale”, ”ipotesi di Variante a favore della Moschea”.

La cultura fascista della destra era tutta lì condesanta: più …