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Paradossi democratici & Sfumature sinistre I nodi al pettine/3 e fine. di Marco coloretti

MColoretti-150x150Pubblichiamo l’ultima parte della riflessione del consigliere comunale Marco Coloretti sulle primarie del centrosinistra di Milano.

” Le primarie milanesi hanno decretato Giuseppe Sala candidato sindaco del centrosinistra, e quindi ha vinto il PD che lo sosteneva.

Ma per il PD sarebbe stata una vittoria anche con Majorino (con una lunga storia di militanza e di rappresentanza istituzionale del partito) e persino con Balzani (già eurodeputata PD e membro degli organismi direttivi locali).

Insomma, impossibile perdere. Eppure, a mio avviso, il paradosso è che il PD milanese non ha vinto, e che, a conti fatti, nemmeno il PD che ha vinto può stare tranquillo.

La distinzione dei “due PD” di cui parlo non ha una matrice ideologica o di corrente.

Il problema che avverto riguarda lo schema da cui sono nate le due candidature, e quindi la rappresentazione che, anche loro malgrado, hanno rivestito.…

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Piu’ vinti che vincitori I nodi al pettine/2 di Marco Coloretti

Slide_Vincitore-Sala169Continua la riflessione sulle Primarie milanesi di Marco Coloretti. Uno sguardo  sullo strumento democratico, la composizione dei votanti e i problemi rimasti aperti.

 

” Le primarie hanno decretato un vincitore: Giuseppe Sala sarà il candidato sindaco del centrosinistra a Milano e questo è fuori discussione.

Sarebbe bene discutere, invece, se queste primarie (come altre tenutesi nel recente passato) sono state utili per la scelta del candidato e per il lancio della campagna elettorale del centrosinistra nella città. Cioè se hanno rappresentato quel veicolo di interesse e di passione necessario per rafforzare le candidature ed il consenso intorno alla coalizione proponente.

Alcuni dati dovrebbero far riflettere.

Rispetto al 2011, gli elettori delle primarie in città sono scesi di circa 6mila unità, oltre il 10% in meno. Eppure allora la sfida riguardava Boeri e Pisapia, figure emerite ma non così esposte a livello mediatico come gli attuali candidati (Sala per il suo ruolo di commissario Expo, Majorino e Balzani da assessori uscenti della giunta in carica). Gli stessi referenti politici guardavano al risultato partecipativo del 2011 come ad un obiettivo realizzabile se non addirittura migliorabile.…

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Primarie fuori programma I nodi al pettine/ 1. Di Marco coloretti

cromia_primarie_milano_2016Ricevo da Marco Coloretti, consigliere comunale del PD di Paderno Dugnano, questo articolo sulle Primarie di Milano che volentieri pubblico.

” Il lucido e appassionato articolo di Gianfranco sull’esito delle primarie milanesi mi ha stimolato una riflessione “a puntate” che chiedo gentilmente di ospitare su questo blog.

Perché, fatte le primarie e avuto l’esito che tutti si attendevano, vale la pena, secondo me, fare una riflessione a tutto tondo sull’esperienza milanese, sapendo che ora rimangono diversi nodi da sciogliere.

Il primo nodo è che si sono tenute delle primarie “fuori programma”. Mi spiego: a parte le dichiarazioni di forma sull’accettazione dell’esito da parte dei candidati e dei partiti di riferimento e una carta dei valori comuni che segnano il perimetro del centrosinistra (tutto bene), è mancato completamente un quadro programmatico di sintesi dentro il quale far crescere l’appeal del singolo candidato.

E’ mancato uno spartito comune, tant’è vero che la stessa campagna delle primarie si è caratterizzata soprattutto sull’asse continuità/discontinuità con l’esperienza della giunta Pisapia.

Questo a mio avviso rappresenta il primo nodo. C’è abbondanza di candidati nel centrosinistra, ma si fa fatica a costruire un profilo programmatico comune tale da divenire il collante su cui lavorare per il futuro amministrativo della città.…

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La paura di vincere Il successo di Sala e gli errori di Pisapia

 

primarie di milano

L’esito delle primarie di Milano suggerisce alcune considerazioni utili per capire le dinamiche e i riflessi sul futuro della sinistra milanese. Non mi interessa mettere in discussione la evidente positività della partecipazione democratica al voto. Il risultato delle primarie del centrosinistra era ampiamente scontato: primo Sala, secondo Balzani, terzo Majorino e quarto Iannetta. Tutto come previsto, da tutti. Ma se era davvero così perché nessuno ha agito per contrastarne l’esito annunciato?  A tutti era evidente la forza mediatica di Sala: il “successo” di EXPO e l’appoggio di Renzi ma anche la sua debolezza dentro l’elettorato più attivo, quello che vota alle primarie. Perché la sinistra dell’area arancione, Pisapia e la sinistra del Pd hanno giocato così male una partita che potevano vincere? Sala ha ottenuto solo il 42% dei voti di contro al 57 % dei voti di Balzani e Majorino. Miopia? Personalismi? O paura di vincere? Di certo non contesto e non sottovaluto le buone intenzioni dei protagonisti: tutte valide ma nessuna tale da dover essere sostenuta fino in fondo. Fino alla volontà di vedere una sconfitta certa dell’esperienza Pisapia. Il primo errore è stato però quello commesso da Pisapia. Non ha voluto o saputo costruire una sua eredità politica e quando si è accorto di questa deficienza è corso ai ripari con la candidatura Balzani; forse considerando debole la candidatura di Majorino.…

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Scintille La sinistra che ci piace

 

Dopo Alexis Tsipras, Pablo Iglesias e Jeremy Corbyn ecco altre due personalità, della sinistra che ci piace, affacciarsi con forza alla ribalta della politica e dei media: Bernie Sanders, lo sfidante di Hillary Clinton alla presidenza degli Stati Uniti d’America e la ex- ministra della giustizia di Francia Christiane Taubira, dimessasi in contrasto con le leggi eccezionali del governo francese.   Due personaggi, diversi tra di loro, ma che si richiamano ai temi fondanti della sinistra mondiale: l’uguaglianza e la giustizia sociale. Perchè” L’uguaglianza è la ragione sociale della sinistra, la sua quintessenza ontologica. Sinistra è il dire e il fare per l’uguaglianza e dunque la coerenza tra il dire e il fare in questa direzione”(Micromega.7/2015).   

taubiraChristiane Taubira ha lasciato il suo incarico di governo in coerenza con le proprie convinzioni. A volte resistere vuol dire restare. Altre volte vuol dire andarsene, per restare fedeli a se stessi, a noi. Per lasciare l’ultima parola all’etica, al diritto”. È con questo messaggio che Christiane Taubira, ha annunciato le proprie dimissioni dal governo francese. Un atto d’accusa, appena celato, e un atto di resistenza, appunto, in nome di un’etica radicalmente di sinistra e di un diritto – lo ius soli – che di quell’etica è uno dei fondamenti indispensabili. Dopo che il governo, secondo l’ex ministra, li ha forse implicitamente ripudiati, di certo esplicitamente abbandonati, con la decisione di inserire nella Costituzione la possibilità di privare della cittadinanza i francesi con doppio passaporto (solo loro) condannati per terrorismo. Le sue…