Fine della NARDI? 100 operai a casa

nardiDal quotidiano on-line “Oggi Treviso” riprendiamo uno scarno comunicato:

” SERNAGLIA DELLA BATTAGLIA. E’ stata dichiarata fallita dal tribunale di Monza la Nardi srl, ditta di Sernaglia della Battaglia che ha sede legale a Paderno Dugnano, in provincia di Milano. Un fallimento che si respirava nell’aria ma che ora è diventato realtà. Sono 100 i lavoratori che ora rimangono a casa e che si interrogano su quale potrà essere il loro futuro. L’udienza con il curatore fallimentare è in programma per il prossimo 8 novembre. La Nardi Srl era nata come ramo della Nardi Spa, azienda già fallita, i cui ex lavoratori avanzano ancora mesi di stipendio arretrato.”

Restano tante domande: quali impegni l’azienda e quali iniziative l’amministrazione comunale metteranno in campo per non abbandonare i  lavoratori a se stessi. Inoltre che destino avrà quell’immensa area industriale che deve restare produttiva. Non c’è bisogno di un altro quartiere  residenziale e nemmeno di appagare appetiti speculativi di un’impresa che si è dimostrata incapace di salvare una  realtà industriale che produceva ricchezza anche per i lavoratori e il territorio. Facciamoci un grande parco!

 

Golpe e controgolpe La Turchia verso la dittatura personale?

erdoDifficile commentare quanto sta succedendo in Turchia.Voglio solo esprimere uno stato d’animo che credo comune. Va bene difendere un governo democraticamente eletto, come  quello di Erdogan, a fronte di militari ribelli. Va bene punire chi si è rivoltato, commettendo crimini, contro il potere legittimamente costituito in un regime parlamentare. Va bene anche uno stato d’emergenza e una restrizione provvisoria di alcune libertà costituzionali solo per il tempo necessario a ripristinare la legalità della supremazia del Parlamento e del governo sugli insorgenti. Ma adesso che le agenzie di stampa ci parlano di 50.000, forse 70.000 tra arresti, licenziamenti, allontanamenti, purghe di cittadini, va ancora bene? E di quali cittadini si parla? Per i militari possiamo immaginare che vi sia un reato di “alto tradimento”verso il potere politico-istituzionale. Ma i militari direttamente coinvolti si sono macchiati di colpe specifiche e di responsabilità personali dimostrabili di fronte ad un tribunale che li processerà applicando il diritto penale turco? Dovrebbe essere così. E i magistrati che colpe hanno avuto? Quale tradimento si può imputare loro? Hanno partecipato, fomentato, sostenuto direttamente e personalmente il golpe? E il governo turco ha prove così schiaccianti da arrestarli in massa? E i giornalisti che colpe specifiche hanno avuto ? E gli insegnanti? E gli iman? E i dipendenti pubblici di varie amministrazioni arrestati, sospesi, licenziati? Difficile credere che tutte queste persone abbiano delle responsabilità personali tali da giustificare arresti  e pestaggi. Difficile anche credere, senza tentazioni “complottiste”, che in poche ore l’Amministrazione Erdogan sia stata in grado di arresti di massa mirati, chirurgici. Segno che c’erano da tempo liste di proscrizione già belle pronte? Non è  che tra …

Paderno accoglie gli immigrati? Sala ha incontrato i sindaci

26615072Notizie forse contrastanti (tra La Stampa e La Repubblica) riferiscono dell’esito del  vertice sull’accogleinza profughi che si è svolto ieri  a Milano tra Giuseppe Sala e  i sindaci della Città metropolitana per rispondere alle indicazioni del governo Renzi che ha prospettato una distribuzione degli immigrati per singole regioni ed aree metropolitane.

La Repubblica riferisce che:

E’ un “sì, condizionato” quello che il sindaco di Milano e dell’area metropolitana, Beppe Sala, ha strappato a una ventina dei 25 sindaci dei maggiori Comuni dell’hinterland, chiamati a Palazzo Isimbardi per un vertice sull’accoglienza. Uscito dall’incontro con i primi cittadini di Arese, Bollate, Bresso, Buccinasco, Garbagnate, Lainate, Novate, Senago, Cormano, Cinisello, Sesto san Giovanni, Settimo, Paderno, Rozzano, Cernusco, Abbiategrasso, Sala ha spiegato l’esito secondo lui “positivo” dell’invito ai colleghi per “distribuire meglio i migranti visto che Milano ha il 42 per cento della popolazione dell’area metropolitana ma il 66 per cento dei migranti”.
Sala ha spiegato che “dobbiamo prepararci a qualcosa che non conosciamo perché la Lombardia deve accogliere il 14 per cento dei migranti che sbarcano in Italia. Detto ciò ho visto un buon livello di collaborazione con richiesta di sostegno su tanti altri problemi”. Tranne il sindaco Angelo Rocchi di Cologno Monzese (Lega) che ha opposto un netto rifiuto ad ospitare anche un solo rifugiato, gli altri sindaci si sono mostrati disponibili ad affrontare il problema, assieme al capoluogo che sta ospitando nelle sue strutture oltre 3 mila richiedenti asilo.

La Stampa riferisce che:

Alla Lombardia spetterebbero il 14% dei migranti. Al capoluogo ne tocca già il 66% di quella quota. Per misurare il polso della situazione il sindaco di Milano

Il Manifesto Un nuovo inizio

il-manifesto-552842

il-manifesto-552843

 

 

 

 

 

 

 

“Siamo tornati padroni del Manifesto”, nonostante la prima pagina choc che annuncia a lettere cubitali l’arrivo della fine, “il Manifesto” ha una buona notizia da dare. Lo si scopre girando la seconda pagina dove in realtà c’è scritto che la fine è arrivata solo per la liquidazione e che il collettivo della redazione è riuscita ad acquistare la testata, l’archivio e il dominio internet del quotidiano. Comincia così una nuova vita  per lo storico giornale che è nato nel 1969 come rivista politica mensile, per trasformarsi in quotidiano il 28 aprile 1971 con 60 milioni di lire di investimento. Tra i fondatori c’erano Luigi Pintor, Rossana Rossanda, Aldo Natoli, Lucio Magri, Massimo Caprara, Luciana Castellina e Valentino Parlato. Era composto da quattro pagine, costava 50 lire contro le 90 degli altri giornali e già allora non aveva editori, ma era gestito da una cooperativa formata dagli intellettuali e dai giornalisti che ci lavoravano. La proprietà era dunque di un collettivo che non si distingueva dalla redazione e dalla direzione: tutti i lavoratori e le lavoratrici ne facevano parte. Oggi, dopo tante traversie e crisi finanziarie, torna ad essere di proprietà di chi vi lavora.