Il cielo è sereno ma l’aria?

Dal sito del Comune di Paderno Dugnano:

“Da venerdì 12 dicembre 2025 sono attive le misure anti inquinamento di 1° livello, stabilite da Regione Lombardia. Questo perché i valori del PM10 hanno superato i limiti consentiti, come rilevato da Arpa Lombardia.

In base al Piano Regionale degli Interventi per la qualità dell’Aria (PRIA) i Comuni lombardi con popolazione superiore ai 30.000 abitanti appartenenti alle Fasce 1 e 2 (di cui fa parte il Comune di Paderno Dugnanodevono attivare misure temporanee ed emergenziali per la qualità dell’aria nel periodo compreso tra il 1° ottobre e il 31 marzo di ogni anno.

Le misure si articolano su due livelli, considerando il superamento continuativo del limite giornaliero per il PM10 di 50 μg/m3 registrato dalle stazioni di riferimento: per almeno 2 giorni si attiva il 1° livello, per almeno 7 giorni si attiva il 2° livello.

Il Piano Regionale prevede misure temporanee (blocco di alcuni veicoli, abbassamento del riscaldamento, etc) che entrano in vigore in caso di superamento consecutivo dei limiti del PM10, come stabilito dalla Delibera di Giunta Regionale del 24 giugno 2024 e dall’allegato 3 che riguarda le misure temporanee.

Quando sono attive le misure temporanee di primo e secondo livello non vale la deroga per chi aderisce al sistema MoVe-in (per i veicoli più inquinanti).

Consulta il sito INFOARIA per sapere in tempo reale se e quando vengono attivate e disattivate le misure temporanee….”

* * * * *

Questa la comunicazione ufficiale che appare sul sito del Comune di Paderno Dugnano. Sfido chiunque a capire cosa significa.

Mi sembra un esempio …

Urbanistica?

Articolo di Ottorino Pagani:

“Le inchieste sull’urbanistica “milanese” sollevano, indipendentemente dagli strascichi giudiziari,  un tema di fondo, ben sintetizzato dalla magistratura in una delle prime indagini (Park Tower – 2023): è stata vanificata la la potestà pubblica di programmazione territoriale a vantaggio di interessi privatistici. Cioè, si pone la questione generale di come gli amministratori intendano esercitare il governo del territorio, ovvero di come intendono amministrare l’urbanistica.

La domanda, che è anzitutto politica, è se l’amministrazione pubblica (il Comune, la Città Metropolitana, la Regione) intenda guidare attivamente i processi di trasformazione del territorio, laddove siano rilevanti, o ritenga che il suo compito sia solo valutare i progetti proposti dagli operatori, sulla base di un generico interesse pubblico. Ci si chiede se il “Piano” come progetto di città o progetto di territorio, sia considerato un valido strumento per realizzare un’aspirazione collettiva o sia solo un sistema di regole modificabile se costituisce un impedimento alle trasformazioni. Non vuole essere una domanda polemica, è una domanda che interroga anche il ruolo della disciplina urbanistica: il “Piano” serve ancora?

Questa “questione” è, a mio avviso, comune a tutti i Comuni italiani, in particolare ai comuni delle Città Metropolitane, orfani di una “Provincia” impegnata nella tutela degli interessi pubblici sovra-ordinati attraverso piani urbanistici dettagliati e con valore di strumenti attuativi ( ad esempio, i “vecchi Piani cintura”); cioè “Piani” che assumono un ruolo attivo nei processi di una vera riqualificazione / rigenerazione urbana. Per questo, alla domanda finale del punto precedente dovremmo rispondere in modo affermativo, articolando che:

  • è necessario avvalorare la definizione di urbanistica di Thomas Adams: : «

La città invivibile

Articolo di Ottorino Pagani:

“Di seguito la descrizione della città di Sofronia tratta dal libro “Le città invisibili” di Italo Calvino:

La città di Sofronia si compone di due mezze città. In una c’è il grande ottovolante dalle ripide gobbe, la giostra con la raggiera di catene, la ruota delle gabbie girevoli, il pozzo della morte coi motociclisti a testa in giù, la cupola del circo col grappolo dei trapezi che pende in mezzo. L’altra mezza città è di pietra e marmo e cemento, con la banca, gli opifici, i palazzi, il mattatoio, la scuola e tutto il resto. Una delle mezze città è fissa, l’altra è provvisoria e quando il tempo della sua sosta è finito la schiodano, la smontano e la portano via, per trapiantarla nei terreni vaghi d’un’altra mezza città. Così ogni anno arriva il giorno in cui i manovali staccano i frontoni di marmo, calano i muri di pietra, i piloni di cemento, smontano il ministero, il monumento, i docks, la raffineria di petrolio, l’ospedale, li caricano sui rimorchi, per seguire di piazza in piazza l’itinerario d’ogni anno. Qui resta la mezza Sofronia dei tirassegni e delle giostre, con il grido in sospeso dalla navicella dell’ottovolante a capofitto, e comincia a contare quanti mesi, quanti giorni dovrà aspettare prima che ritorni la carovana e la vita intera ricominci.

Il finale inaspettato di questo breve racconto suggerisce un paio di considerazioni:

  • a Milano, negli ultimi decenni, il conteggio dei “mesi  e dei giorni per il ritorno della carovana e il ricominciare della vita intera