3 Mozioni per un partito

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Domenica 26 marzo si riunisce l’assemblea degli iscritti al PD di Paderno Dugnano per votare le tre mozioni dei candidati alle primarie per la segreteria del PD. Dovrebbe essere un’occasione per capire se il Pd ha la capacità di stare dentro l’attuale situazione italiana, di comprenderla e in quale direzione cambiarla. Questo andrà letto attraverso le tre mozioni “congressuali”.

La proposta di Emiliano (L’Italia è il nostro partito) sembra la più estrema e contraria a tutte le politiche renziane: il jobs act, la buona scuola, i bonus e aperta al confronto con gli elettori grillini. Si batte contro li doppio incarico segretario e premier sottintendendo una separazione giusta tra partito e stato. Ma che credibilità può avere dopo il voltafaccia con Bersani? Lo diranno i voti che prenderà in Italia.

La proposta di Renzi (Avanti, insieme) non mi pare che presenti un cambio di passo o alcune significative novità e il tiket con Martina sembra più una trovata che una reale volontà innovativa. Si riconferma la vocazione maggioritaria intrisa di un superato blairismo e di una visione centrista della società italiana. In questo è il contrario del cambiamento che serve al paese. Non si discutono gli effetti delle politiche dei bonus, del job acts, della la buona scuola; la sconfitta alle amministrative di Napoli Torino Roma, la sconfitta al Referendum, la scissione di Bersani. Si accenna ad un timido di”errori ne sono stati fatti”. Si riconfermano le solite proposte:”partito pensante” invece che pesante, la summer school, la chiusura  ad alleanze e si propone il lavoro di cittadinanza”. Si sogna ancora la vocazione maggioritaria, di veltroniana memoria. Intanto il M5S è dato al 32%, dopo 3 anni di governo Renzi.

La proposta di Orlando (Unire l’Italia, unire il PD) fa un ragionamento non di mera critica alle politiche di questi anni ma certamente di superamento di quelle impostazioni. Con i toni morbidi però dice cose nette: ridiscutere l’orario di lavoro, riparare con la scuola, sradicare la povertà investendo 7 miliardi e non 1,5; rifiuto del doppio incarico, separazione tra partito e stato, riunire il pd e il centrosinistra. Dalla mozione si capisce che così non si può andare avanti perché “una casa divisa non può reggere” anche perché il suo obiettivo dichiarato è “cambiare, unire, ricostruire il PD”. Perché senza questo partito, recuperato ad una politica di centrosinistra, tutto è più difficile.

Ora per gli iscritti, che non conteranno nulla di fronte agli elettori delle primarie, si tratta di              scegliere. Chi sta nel PD deve darsi l’obiettivo di cambiarne la politica per ricostruire un centrosinistra innovatore nel senso della giustizia sociale diversamente non si riuscirà né a costruire né a condizionare le politiche liberal-liberiste (la camomilla riformista alla Blair ). Per me il centrosinistra non è solo il PD. Ma il PD è condizione necessaria anche se non sufficiente. Per questo bisogna sostenere la mozione più unitaria e innovativa: quella di Andrea Orlando.