La dignità e l’algoritmo

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Ricevo da Ottorino Pagani la seguente riflessione sulla dignità del lavoro:

“Mi riferisco a quanto successo per l’iter di pubblicazione del Decreto stesso dopo la approvazione del Consiglio dei Ministri: ai tempi sconosciuti, ai documenti allegati a insaputa del Ministro Di Maio, per finire alla querelle con il Presidente dell’INPS sui dati dell’allegato inserito da una “ manina fantasma”…

La discussione è stucchevole e si articola sui ruoli istituzionali e sulla egemonia dei dati prodotti da “una istituzione” (in questo caso, INPS e/o la Ragioneria di Stato), ma non si articola nessuna discussione sulle “logiche” o “regole del gioco” con cui sono stati prodotti questi dati. La stima degli occupati nei prossimi dieci anni è calcolata da un “simulatore”, spesso e volentieri questi artefatti digitali sono realizzati da tecnici programmatori (precari o indiani) di società terze che sviluppano il software sulla base delle “logiche” indicate dal committente(ad esempio : INPS).
Se la “logica” del committente dice: il numero degli occupati è inversamente proporzionale al costo del lavoro e direttamente proporzionale ai soldi spesi per la pubblicità del gioco d’azzardo, allora nessuno può stupirsi (neppure i Ministri) che nei prossimi 10 anni dovremmo avere , secondo i calcoli di questo software, circa 80.000 posti di lavoro in meno per effetto del “Decreto dignità “…
Evitando le “solite chiacchiere mediatiche”, un “Governo del cambiamento “ dovrebbe preoccuparsi di far aggiornare le “ logiche dei simulatori”, altrimenti gli “oracoli digitali” continueranno a produrre gli stessi dati; ma forse questa è la cosa che non vogliono fare perché richiederebbe una chiarezza d’intenti sui temi di fondo , a partire dall’uguaglianza per finire alla divisione internazionale del lavoro.
Quali potrebbero essere le nuove “regole del gioco” da trasmettere agli sviluppatori di questi “simulatori” per produrre davvero un cambiamento?
A questa ricerca dovrebbe partecipare anche chi parla di “negazionismo economico” a proposito delle reazioni sull’affidabilità di questa stima, dimenticando di dirci che il “modello economico “ a cui si riferisce (quello attuale) e’ solo una delle possibilità, e che la ricerca di alternative (in corso da 250 anni) non può essere bloccata per “Decreto” di un Ministro o per “definizione “ di un burocrate di Stato.”