No che non “andrà tutto bene”

Home Notizie No che non “andrà tutto bene”

Eccoci alla seconda ondata dell’epidemia. E ci sembra di essere ancora indifesi. Ritorna la paura e, in qualche misura, anche l’angoscia. Ce la faremo? Anche questa volta?

L’ottimismo, quasi infantile, della prima ora (“andrà tutto bene”) ha lasciato il posto allo scetticismo. Intendiamoci per me il governo, gli enti locali (chi più chi meno), la sanità pubblica e l’intera società italiana hanno affrontato bene l’emergenza sanitaria e sociale. Anche nella nostra Città. Ma ora, di fronte all’impennarsi della “curva subdola e repentina” del nuovo contagio come l’affronteremo? Come prima?

E’ palese a tutti che la stessa risposta risulterà insufficiente per la vastità della crisi economico e sociale. Il sistema Scuola reggerà? La sanità pubblica è stata rinforzata? E i trasporti ? E gli orari delle città sono stati cambiati? E le priorità sociali sono state riviste, ricalibrate? Niente di tutto questo.

Ma quello che lascia più perplessi è la mancanza di un progetto di futuro per il paese, in termini di risposte di fondo. Ancora una volta il motto sarà “fare in fretta perché tutto ritorni come prima”? Se è comprensibile che questo pensiero alberghi nelle teste di Confindustria e delle forze della destra italiana, non lo è per la sinistra. Non più. Non ce lo possiamo più permettere.

Di fronte alla rabbia sociale delle categorie autonome , di quelle meno tutelate e di quelle più esposte alla crisi non bastano più le risposte dei DPCM governativi.

 ”Le forze sindacali e i partiti di sinistra, in particolare quelli che stanno al governo, devono farsi carico del momento, tra i più drammatici della nostra storia, affrontando l’esplosiva miscela sociale. Non solo “amministrando la minestra” ma prefigurando un cambiamento radicale”.(Norma Rangeri).

Se sono saltati tutti i parametri del pensiero liberista (il pareggio di bilancio, l’indebitamento, l’intervento massiccio dello stato nell’economia, la centralità della sanità pubblica..) cosa aspetta la sinistra a lanciare un suo forte e credibile programma di cambiamento radicale del paese? O attendiamo che la destra, dopo aver soffiato sul fuoco della rabbia sociale, vinca le elezioni e ci metta nell’angolo per un altro decennio incolpando la sinistra della crisi sociale che si va ingigantendo?

Io non ricordo chi lo ha detto ma oggi sono convinto che dalla crisi pandemica usciremo “o migliori o peggiori” non certo, come molti si illudono, come prima.

Anche a livello locale non si avverte la capacità e la volontà di imprimere un cambiamento radicale alla società italiana. Due esempi: ma perché dopo tanto parlare non si è provato a cambiare l’uso degli spazi scolastici occupandoli anche al pomeriggio? Non è una vecchia battaglia della sinistra che oggi diverrebbe utile anche a combattere la pandemia? E il tema degli orari della città? Perché non lo si è affrontato con coraggio diversificando almeno gli orari dei servizi pubblici? A cosa sono serviti e servono i Piani Territoriali degli Orari che molti comuni hanno elaborato e poi dimenticato nel cassetto?

Certo se invece ci si accontenta di “amministrare la minestra” sperando in tempi migliori temo che il ruolo della sinistra sarà destinato all’esaurimento.