
Meno male che ci sono i sindacati a testimoniare che l’umanità è dura a morire.
Elena Lattuada, attuale segretaria generale della CGIL Lombardia, ha commentato l’accordo tra Regione e Confindustria e Confapi sulla somministrazione dei vaccini anti-covid sul posto di lavoro: “Non c’era alcuna fretta di fare questo accordo. I lavoratori potranno vaccinarsi solo quando inizierà il piano massivo e non sembra che Regione Lombardia stia procedendo velocemente”.
Infatti, come chiunque può verificare, basta osservare il sito del Ministero della Salute per vedere che alla data di oggi 11 marzo ore 15,31, su 6.005.183 di somministrazioni la Regione Lombardia risulta al 16° posto tra le regioni italiane. Con la somministrazione de del 77% delle dosi ricevute.
“Inoltre –continua la segretaria regionale della CGIL- era in corso un confronto nazionale sull’aggiornamento del protocollo di sicurezza firmato nell’aprile scorso dal ministro del Lavoro e quello della Salute. Per cui non capisco questa fretta.”
A smentire l’approccio mercantilistico della Regione Lombardia sembra che verranno in soccorso anche le linee guida del governo Draghi che chiariranno i criteri di priorità. Si procederà-sembra- con il criterio anagrafico e con quello della disabilità fino alla soglia dei 60 enni. Solo dopo si prevede che “quando ci sarà alta disponibilità di dosi queste possano avvenire anche nei luoghi di lavoro, che comunque non avranno priorità”.