“Acqua circolare”: davvero!

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Articolo di Ottorino Pagani:

Una buona notizia per l’economia circolare e un esempio di innovazione, davvero, sostenibile è segnalata nella Newsletter “Frontiere-Viaggio nel mondo della ricerca” del Politecnico di Milano: “Scarti della lavastoviglie che danno vita a nuove piante.

È uno dei problemi più sentiti del nostro tempo: valorizzare i materiali di scarto per farne nuove risorse. È l’idea che sta alla base di un brevetto del 2019 del Politecnico di Milano, depositato assieme all’Università di Roma Tor Vergata. Si tratta di un sistema che permetterà di rigenerare facilmente le acque di scarto della nostra lavastoviglie, e farle diventare acqua che potrà essere usata per irrigare orti vegetali oppure per essere riutilizzata dalla stessa lavastoviglie. 

Un’idea nata dall’unione di biologia e design, che ha delle potenzialità enormi. Se il prototipo attuale può essere applicato a piccoli orti verticali domestici, nel futuro c’è spazio per grandi orti urbani e la possibilità di utilizzare le acque prodotte da altri tipi di elettrodomestici.”

E’ un’innovazione molto importante soprattutto perché riguarda la salvaguardia dell’acqua, il bene comune più prezioso per l’umanità: sono in corso studi per estendere il brevetto anche alle lavatrici (che consumano più acqua: 35/40 litri contro i circa 15 litri della lavastoviglie, per ogni carico) e “in prospettiva, lidea è di applicare il sistema ad ambiti più ampi: orti urbani, ristorazione collettiva (ristoranti, mense, agriturismi), ambienti estremi (rifugi montani, basi antartiche, applicazioni spaziali). Tutto dipenderà dalla quantità di superficie che si avrà a disposizione allinterno e allesterno …. Il vantaggio più importante è quello di ridurre significativamente la quantità di acqua potabile usata per il lavaggio: quella del refluo scaricato viene infatti utilizzata per successivi cicli di lavaggio e per la produzione di vegetali …. Lobiettivo a lungo termine sarà sicuramente applicare i principi di questo brevetto a tutta la cucina, e magari a tutte le acque grigie, escludendo ovviamente le acque nere”.

Questo sistema dà credito anche ad un altro scenario: quello descritto nel post “FantaSeveso” pubblicato recentemente: non sarà più necessario scaricare le “acque grigie” nei grandi depuratori e, da questi, nei fiumi … E gli orizzonti, per costruire ecosistemi adattabili al riscaldamento  globale in corso, che queste tecnologie rendono possibili, sollecitano a maggior ragione la revisione completa degli interventi idraulici, ormai obsoleti, che la “politica” si appresta a finanziare copiosamente.