Autore: Gianfranco Massetti (Gianfranco Massetti)

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Ciao Ernesto

E’ giunta stamane la notizia della morte di Ernesto Cairoli. E’ stato un militante comunista impegnato nel sindacato e nella sua fabbrica: la Tonolli di Paderno Dugnano. Dal 1990 al 1995 consigliere comunale, prima del PCI e poi come PRC. Dal 1995 al 2000 fu rieletto consigliere per Rifondazione comunista e ricoprì la carica istituzionale di Presidente del Consiglio comunale. Assessore ai Lavori Pubblici dal 2004 al 2009.

Ho avuto il piacere e l’onore di averlo come Assessore ai Lavori pubblici nella giunta comunale della città di Paderno Dugnano, in carica dal 2004 al 2009.

Alla sua famiglia il mio cordoglio e quello degli amici del blog. QPD

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La manutenzione della città

Oggi ho inviato all’assessorato ai Lavori Pubblici le immagini di tre luoghi del quartiere di Palazzolo Milanese. Due foto mostrano gli alberi mancanti (da diversi anni) in piazza Addolorata e non ancora sostituiti così da lasciare ampio gioco al parcheggio selvaggio.

Un’altra evidenzia lo stato di degrado della fermata delle linee autobus verso Como sulla strada Comasina, senza marciapiede di sicurezza ed infine una quarta foto che mostra la differenza nella potatura dei platani sulla via Risorgimento di Senago. Quest’ultima via è sul lato sud di competenza del Comune di Paderno Dugnano, mentre su quello nord di quello di Senago.

Non faccio altri commenti ma, come cittadino, mi aspetto un cambiamento nello stato di questi tre luoghi. Grazie.

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Scuola e DAD

Mi sembra utile e interessante pubblicare la Lettera aperta dei Genitori del Consiglio d’Istituto  Gadda di Paderno Dugnano a proposito di Scuola e DAD del 20 gennaio 2021

“Alla luce di quanto sta accadendo in queste ore con la Lombardia diventata “zona Rossa” – seppur sub judice – dall’altra parte l’ultima presa di posizione del CTS che dà il via libera per il ritorno a scuola, benché non a ranghi completi, anche negli Istituti Superiori, noi genitori ci sentiamo davvero disorientati e, allo stesso tempo, preoccupati per il futuro dei nostri ragazzi. Dalle Istituzioni, specialmente quelle Superiori, servirebbero indicazioni certe e, soprattutto, calate in un contesto di prospettiva.

Purtroppo, invece, il discorso della DAD al 100% sta facendo – e
noi crediamo abbia già fatto – danni incalcolabili dal punto di vista
relazionale e nella formazione di studenti come i nostri in primis, che stanno
attraversando la fase adolescenziale e non possono certamente essere costretti,
o comunque avere la concezione della Scuola come di un semplice monitor dal
quale vedere docenti e compagni di classe coi quali, in alcuni casi – ci
riferiamo qui al caso evidentemente delle prime classi – non c’è stata neppure
la possibilità di condividere esperienze reali ed instaurare amicizie. Da qui
la nostra decisione di prendere carta e penna e scrivere questa lettera aperta
che ha intenti esclusivamente costruttivi ed è spinta dal desiderio di
sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto ad un tema che viene colpevolmente
relegato tra gli ultimi.…

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Se questi sono uomini

Riporto l’editoriale di Don Ettore Dubini, della Coop. Emmaus,del 23 gennaio 2021

Qualche voto in più, qualche voto in meno e un governo che avanza arrancando e sferragliando come un vecchio treno, e lontano da noi l’elezione del nuovo presidente degli Stati Uniti Biden.

L’opinione pubblica è stata presa nella settimana che si chiude da questi due eventi. Ma non lontano da noi sulla cosiddetta “rotta balcanica” si sta consumando un dramma umano tra l’indifferenza della opinione pubblica e dei media. Caritas ambrosiana ha messo in evidenza questa situazione di emergenza:
“Più di 900 persone stanno affrontando l’inverno bosniaco al freddo e al gelo senza niente. Niente riscaldamento, niente acqua corrente, niente elettricità, niente servizi igienici, niente vestiti invernali e nemmeno un tetto sulla testa. Il campo di Lipa era stato costruito in estate per affrontare l’emergenza Covid e aveva portato alla chiusura dei campi della zona di Bihac.

Enormi tendoni costruiti su un altipiano a 30 km dal primo centro abitato inadatti per l’inverno. Il tempo è passato e i profughi non sono stati spostati in altri centri. A fine dicembre è stata organizzata la chiusura del campo e i migranti sono stati caricati su alcuni autobus che non sono mai partiti perché non c’era un luogo alternativo di destinazione. Mentre si effettuava l’evacuazione il campo è andato a fuoco. I migranti dopo 24 ore di attesa sono stati invitati a scendere e tornare al campo che nel frattempo era andato in fumo. Hanno provato a costruire dei ripari di fortuna con quanto si è salvato dalle fiamme, ma sono ripari inadatti ad arginare il freddo e a una …