Caro bollette..

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Articolo di Ottorino Pagani:

“Caro bollette & mercato tutelato?

L’iniziativa del Governo per calmierare i forti aumenti dell’energia elettrica e del gas conferma, a mio avviso,  la “falsità” di questi mercati che, in balia degli interessi speculativi di pochi monopolisti internazionali, richiedono ulteriori sovvenzioni pubbliche per far fronte agli aumenti di un sistema tariffario artificialmente arzigogolato al fine di sostenere investimenti di dubbio valore e le inefficienze ambientali delle poche imprese “liberalizzate” di questi settori industriali.

Una situazione simile si era verificata negli anni 50 del secolo scorso per l’energia elettrica a causa di un sistema tariffario non omogeneo gestito dai monopolisti privati regionali, e alle prese con le conseguenze tecniche dei primi impianti termoelettrici a ciclo continuo, alimentati con il gas naturale estratto dal monopolio pubblico dell’AGIP, poi confermato nel 1953 con l’istituzione dell’ENI. Il blocco delle tariffe nel 1949 e il mantenimento del monopolio pubblico del gas sono stati i primi segnali di un punto di svolta nell’approccio della politica di governo verso i settori delle fonti di energia.

E con il fallimento delle politiche per il controllo esterno del settore, le sinistre, con il sostegno dei repubblicani, dei socialdemocratici e dei radicali presentarono diversi progetti di legge per la nazionalizzazione del servizio elettrico, proposta che fu accettata dalla DC nel 1962 quando il segretario Moro, nella relazione all’VIII congresso nazionale del partito affermò che, in linea di principio, la DC non era contraria a portare l’intero settore elettrico nella sfera pubblica, ma una tale misura doveva essere collegata con l’obiettivo di ottenere una riduzione dei costi di produzione e di esercizio attraverso una maggiore unità del sistema elettrico.

L’argomentazione principale di questa decisione è stata la constatazione che, accanto a un monopolio tecnico, il servizio elettrico è un “monopolio naturale”: un mercato che permette, grazie alle economie di scala, la crescita di imprese destinate ad assorbire sempre maggiori quote di domanda, che praticano prezzi che mettono fuori mercato qualsiasi impresa concorrente non in grado di esprimere le stesse capacità di espansione produttiva… E la Costituzione della Repubblica Italiana, entrata in vigore nel 1948, prevede all’articolo 43:

“Ai fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.”

La nazionalizzazione dell’industria elettrica divenne legge il 6 dicembre1962 ed il servizio venne affidato all’Ente Nazionale per l’Energia Elettrica (ENEL), un ente di diritto pubblico, sottoposto al controllo del Ministero dell’Industria e, per gli indirizzi generali di sviluppo, ad un comitato di Ministri.

Per effetto dell’ubriacatura neoliberista degli anni 80 e 90, in contraddizione con le norme antitrust dei mercati, con il buon senso e con l’art. 43 della Costituzione, si è proceduto, a tappe successive a privatizzare e liberalizzare quei “monopoli naturali” contro qualsiasi ragionevolezza economica, sia teorica che pratica. Inoltre, i settori energetici producono beni e servizi necessari alla vita di cittadini e imprese, e non dovrebbe essere difficile comprendere che un’impresa monopolistica gestita secondo la logica privatistica della massimizzazione del profitto e non secondo la logica della massimizzazione del benessere pubblico, può causare gravi perdite di benessere sociale e grandi profitti al gestore privato, che non saranno mai reinvestiti per minimizzare le tariffe e massimizzare la qualità del servizio e i livelli occupazionali.

Ai giorni nostri, nel silenzio assordante della politica, probabilmente ancora sotto l’effetto dell’ubriacatura, il “Governo dei migliori”, alla vigilia del finanziamento del settore per il “Green New Deal”, decide di sovvenzionare ulteriormente questi monopoli privati con le tasse dei cittadini italiani: una sostanziale differenza culturale e morale rispetto all’approccio della generazione politica dei “padri costituenti”…. E in queste situazioni non resta che aggrapparsi alla speranza di ritrovare una vigile e illuminata opinione pubblica, capace di scoprire la verità in mezzo all’imbroglio di pretesti o di frasi fatte con cui si cerca di ingannarla.