Per chi non ha conosciuto dom Giovanni Franzoni riporto l’articolo di apparso su “il Manifesto”del 16 luglio 2017 di Luca Kocci, dal titolo “Celebrazione collettiva per Giovanni Franzoni: «Ciao fratello, amico e compagno»”
«Dal momento in cui si nasce, si vive e si muore ogni giorno. Se si vive bene si allontana la morte, anche se la vita si consuma. E si vive bene se si sta dalla parte degli oppressi».
Sono state le ultime parole pubbliche di Giovanni Franzoni, pronunciate domenica scorsa in quella che poi è stata la sua celebrazione eucaristica di commiato nella Comunità cristiana di base di San Paolo, dove ha percorso il proprio cammino di fede da quando, nel 1974, venne allontanato dalla basilica di San Paolo fuori le mura – di cui era abate – e poi sospeso a divinis per le sue scelte politiche troppo di sinistra per la Chiesa democristiana di quel tempo, fino al 13 luglio, giorno della sua morte. Le ricorda una donna della Cdb di San Paolo, durante il funerale di Franzoni, celebrato ieri mattina sotto un tendone del Centro anziani del Parco Schuster, accanto alla basilica, dove si sono ritrovate cinquecento persone per dare l’ultimo saluto a Franzoni, anzi a «Giovanni, fratello, amico e compagno», come viene ripetuto in numerosi interventi.
Un funerale secondo lo stile delle Comunità di base: una celebrazione collettiva, in cui si alternano letture bibliche ed evangeliche, parole tratte dai libri di Franzoni («la vita non è bella quando non ci si sente circondati da amore»), canti religiosi e laici, come Eppure il vento soffia ancora, di Pierangelo Bertoli, mentre si raccolgono le offerte da destinare ai palestinesi di Gaza e ai bambini di strada del Guatemala seguiti da Gerardo Lutte, un altro dei preti della stagione del dissenso cattolico; e come Gracias a la vida, di Violeta Parra, ricordando gli esuli cileni accolti nella comunità di San Paolo dopo di golpe di Pinochet del 1973.