I diritti dei “riders”

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La Procura di Milano ha chiesto, nei giorni scorsi, l’assunzione di 60.000 persone (rider) dimostrando, attraverso controlli capillari che questi lavoratori non sono autonomi. Queste persone non sono schiavi ma lavoratori subordinati gestiti in forma anonima, ma niente affatto neutra, da un algoritmo: è la tesi della Procura.

Le quattro aziende coinvolte (Just eat, Uber eats, Glovo e Deliveroo) hanno ricevuto delle ammende per non aver rispettato le norme su salute e sicurezza. Tali ammende ammontano a 733 milioni di euro.

E’ stato questo un altro passo avanti dopo la sentenza storica, stavolta dalla Corte Suprema di Londra, che ha riconosciuto lo status di lavoratore dipendente agli autisti di Uber e quella del ”Tribunale del lavoro di Bologna contro l’app e il sistema del ranking reputazionale che classifica e mappa i turni dei lavoratori di Deliverroo.

Oltre alla gioia per la vittoria e l’affermazione dei diritti di così tante persone, c’è anche un sentimento amaro per l’insufficienza della la politica, delle parti sociali, e dei i media che hanno chiuso occhi e orecchie per non vedere la realtà di sfruttamento e non sentire il grido di dolore della parte più debole del lavoro. E la sinistra?

Dobbiamo aspettare Michel Serra che, sulla Repubblica, si chiede ” perché a dare un colpo decisivo allo sfruttamento dei rider non è stata la politica, ma la magistratura”?…E aggiunge: “L’organizzazione sindacale e politica dei senza voce, degli sfruttati, della carne da profitto, è stata, per circa due secoli, la ragione stessa dell’identità, della cultura e dell’azione della sinistra”.

Oggi dov’è la sinistra?