Idee per il PGT

Home Notizie Idee per il PGT

Ricevo da Ottorino Pagani questa riflessione, utile a mio parere, per approntare il prossimo Piano di Governo del Territorio:

” Transizione: come reagiranno i territori?

Un “Nuovo Piano di Governo del Territorio” richiede una riflessione sullo sviluppo futuro, che risponda anche alle domande: il territorio stesso riuscirà a stare, in maniera soddisfacente, dentro ai processi di trasformazione che avvengono ad una scala territoriale superiore? e che cosa ne sarà di un dato territorio che deve affrontare una transizione strutturale?                           

La prossima revisione del PGT di Paderno Dugnano avverrà nel post pandemia, ci auguriamo…, e nel corso della transizione ecologica governata dagli investimenti europei del Next Generation EU per far fronte ai cambiamenti climatici in corso. Questi eventi concomitanti suggeriscono una particolare attenzione a tutto il processo che porterà al “Nuovo PGT”; attenzione richiesta agli amministratori, ai tecnici preposti e anche ai cittadini che dovranno essere maggiormente coinvolti, a partire da una analisi partecipata delle linee guida, al fine di evitare la “de politicizzazione” del dibattito sulla città e sulle sue trasformazioni. Attenzione andrà posta anche nella scelta di eventuali consulenti esterni che dovranno conoscere, oltre all’urbanistica, le tecnologie partecipative adeguate ad  agevolare la vera partecipazione e la co-progettazione, evitando la manipolazione per raggiungere condizioni di consenso.

Cioè il nuovo PGT dovrà impostare una transizione strutturale che somma le necessità del post pandemia con le necessità della transizione ecologica; non credo sia possibile, oggi, continuare a sostenere il paradigma dell’auto organizzazione, o le prassi tradizionali per la sua revisione, sottovalutando l’importanza delle “politiche” territoriali. Senza un orientamento strategico non credo che oggi sia possibile “partecipare” in modo soddisfacente alla epocale transizione che dovrebbe ridurre l’impronta ecologica delle città e dei territori, creare un’economia che distribuisca con più equilibrio il reddito che produce e capitalizzare con i presidi sanitari territoriali l’esperienza traumatica della pandemia.

E questa nuova strategia deve essere definita in termini di sistemi territoriali trans comunali, generati dai processi di integrazione territoriale, ciascuno con la sua specifica struttura socio economica, con il suo specifico potenziale di sviluppo. E la Città Metropolitana è uno dei sistemi da considerare e i comuni (tutti, anche Milano città) sono così interconnessi e interdipendenti che solo insieme possono costruire un piano strategico per l’indispensabile transizione strutturale.

Questo comporta, a mio avviso, tre tavoli di analisi/discussione/pianificazione a livelli istituzionali differenti:

  • il tavolo comunale, coinvolgendo cittadini, operatori, associazioni e partiti;
  • Il tavolo dell’area Omogenea del Nord Milano, per dare consistenza o modificare le specificità territoriali definite, ad oggi, da Città Metropolitana: “La Città dei nuovi lavori, dei nuovi servizi, dell’innovazione e dell’abitare” non potranno essere specificità qualitative / retoriche ma indirizzi condivisi, consistenti e coerenti con la transizione strutturale attesa;
  • Il tavolo della Città Metropolitana, Milano dovrà confrontarsi con la sua periferia (le aree omogenee), altrimenti il suo piano di transizione strutturale non sarà consistente, l’esempio è il piano per l’inquinamento e le scelte sulla mobilità pubblica che non può essere avulso dalle scelte delle aree omogenee. Milano non potrà evitare di farsi carico degli squilibri del suo hinterland che essa stessa ha creato.

Su questi tre tavoli andranno affrontati i temi fondamentali per raggiungere la transizione strutturale necessaria e che potrebbero essere coniugati con i dieci criteri di sviluppo sostenibile previsti dal “Manuale per la valutazione ambientale dei Piani di Sviluppo Regionale e dei Programmi dei Fondi strutturali dell’Unione Europea” :

1.  Ridurre al minimo l’impiego delle risorse energetiche non rinnovabili;

2.  Impiego delle risorse rinnovabili nei limiti della capacità di rigenerazione;

3.  Uso e gestione corretta, dal punto di vista ambientale, delle sostanze e dei rifiuti pericolosi/inquinanti

4.  Conservare e migliorare lo stato della fauna e della flora selvatiche, degli habitat e dei paesaggi;

5.  Conservare e migliorare la qualità dei suoli e delle risorse idriche;

6.  Conservare e migliorare la qualità delle risorse storiche e culturali;

7.  Conservare e migliorare la qualità dell’ambiente locale (e le conseguenti politiche di rigenerazione urbana senza alcun consumo di suolo e una riduzione della densificazione);

8.  Protezione dell’atmosfera (e le conseguenti politiche per la riduzione dell’inquinamento);

9.  Sensibilizzare maggiormente alle problematiche ambientali, sviluppare l’istruzione e la formazione in campo ambientale;

10. Promuovere la partecipazione del pubblico alle decisioni che comportano uno sviluppo sostenibile.

A questi criteri, dopo l’esperienza della pandemia, si dovrebbe aggiungere un altro criterio:

11. Conservare e migliorare i presidi territoriali del sistema socio sanitario pubblico (e le conseguenti politiche per le “Case della Salute”, i consultori ogni 20.000 abitanti, le  mense e i dormitori per gli indigenti).