Il Lavoro nella Città Metropolitana

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Che il Governo faccia sul serio lo dimostra anche la riforma delle Camere di commercio: da 105 a 60, con l’esplicito compito di contribuire alle Politiche attive del lavoro. Indicazione di straordinario valore strategico, che il vecchio labour non aveva mai osato. Bene il Governo.

Eppure, temo che Sacconi ci porti allo schianto. Cosa manca? Milano! Da troppo tempo sul lavoro non parla e agisce di basso profilo. Anche il Sindacato sta zitto (sulle Politiche attive del lavoro). Capisco e rispetto i suoi dubbi. E’ innanzitutto una questione politica. La prima responsabile è Milano. La Città Metropolitana di Milano. Così il lavoro ha una politica nazionale e manca di traduzioni locali (test veri). Se sta ferma Milano, chi si muove? Le politiche del lavoro senza Milano sono un ingranaggio asciutto, una freccia senza punta.

Vediamo. Qual è il tema? Il territorio. L’Istituzione (delle Politiche attive) di territorio e il suo ruolo. E’ potenzialmente dirompente per tutti; specie per impresa e Sindacato. La sfida è su questa Istituzione. Per convincere impresa e Sindacato (so che sarà durissima; sono in gioco due big ideas del futuro: la concorrenza e la rappresentanza) dico: la prospettiva di Sacconi – agognata dall’impresa e temuta dal Sindacato – non ha alternative. E come potrà prescindere da una nuova e forte Istituzione territoriale di attivazione e mediazione (gli attuali Centri per l’impiego; a Milano l’AFOL – Agenzia Formazione Orientamento e Lavoro metropolitana)? Un’Istituzione che parte sul tema disoccupati e poi cresce e ci fa crescere insieme.

Maurizio Sacconi finirà per essere profeta di derive perdenti (quando mira a contratti individuali certificati), se non facciamo decisi passi in avanti sul terreno sociale del fare impresa, cioè sulla Mobilità e libertà del lavoro. Sul diritto – dovere del lavoro di essere a pieno titolo fattore di concorrenza nella creazione di ricchezza economica. Di essere responsabile: abile nel contribuire a dare risposta ai problemi. Propositivo, e quindi con un ruolo apprezzato. E se non è apprezzato, se ne va. Cambia impresa. E’ la condizione necessaria per una naturale redistribuzione della ricchezza. Oggi il lavoro si fa precario perché si è appannato il suo ruolo. In realtà, la sua rappresentazione. Ruolo e rappresentazione che si fanno concretamente sul territorio. Chiaro cosa c’è in ballo? Non mi si dica: il lavoro è scarso; figurarsi cambiare! E’ questione d’impostazione (positiva) politica. Poi si fa quel che si può.

Chiamiamo, allora, Milano a ballare. Cosa dice della sua AFOL metropolitana, che (con molti soldi) ha messo a sistema una tradizione splendida di sostegno al lavoro e al moderno fare impresa in città, a Sesto San Giovanni, a Cinisello, Rho e in tutta la bella corona del suo contado? Qui c’è una storia del lavoro che merita rispetto.

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