L’algoritmo “caporale”.

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In occasione dei morti per incidenti stradali in provincia di Foggia nel mese di agosto si è tornati a parlare del problema del “caporalato” e della Legge 199 entrata in vigore il 4 novembre 2016 per il reato di sfruttamento del lavoro e che dovrebbe / avrebbe dovuto evitare la squallida intermediazione di mano d’opera che porta allo sfruttamento di povera gente, spesso e volentieri “migranti” accolti in Italia presso baraccopoli indecenti.

La discussione su questa Legge evidenzia, a mio avviso, la distanza tra il “dire e il fare” e ribadisce che anche le leggi sono propaganda se non si realizzano le condizioni per applicarle o se le condizioni sono difficilmente implementabili : nel caso specifico, ho capito che gli aspetti repressivi sono adeguati ma bisogna incrementare i controlli (vedi numero degli ispettori del lavoro) e che gli aspetti preventivi non sono ancora operativi , in particolare per la realizzazione della “Rete del lavoro agricolo di qualità “ che dovrebbe raccogliere, certificare e “bollinare” le aziende virtuose, e organizzare un Piano per la logistica e il supporto dei lavoratori stagionali.

Il risultato è che l’affronto alla dignità dei lavoratori agricoli continua , e questo riporta alla mente le ambizioni iniziali del “Decreto Dignità “ in merito al precariato dei fattorini per la consegna del cibo a domicilio (vedi post del 22 giugno su questo blog): nel testo iniziale del Decreto si definisce : un rapporto di lavoro è di tipo subordinato se la prestazione lavorativa è svolta a favore di un organizzazione (che può essere anche una piattaforma, un applicazione o un algoritmo digitale) che appartiene a un datore di lavoro o che è elaborata per conto suo, ciò che definisce la subordinazione è la proprietà del sistema per cui si lavora e chi organizza il lavoro; inoltre si esclude tassativamente la retribuzione a cottimo.

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