La versione finale del “Decreto Dignità “ha rispettato la regola:“ tra il dire e il fare ci sta il mare” (vedi post del 8 luglio su questo blog), peccato, si è persa un’opportunità per completare la normativa contro il “caporalato” , in quanto sulla scorta della legge 199/2016 (ovviamente resa applicabile) avremmo potuto sanzionare penalmente anche “le proprietà intellettuali “ degli “algoritmi caporali”.
I temi relativi alla dignità dei “rider” e quelli dei lavoratori agricoli stagionali sembrano distanti, ma restano evidenti le comunanze sugli aspetti di fondo:
- perché lo deve dire un “caporale” dove c’è bisogno di gente per la raccolta dei meloni a Foggia, e non può farlo un normale ufficio o “piattaforma” locale?
- perché lo deve dire una “piattaforma multinazionale “ che c’è bisogno di un fattorino per consegnare dei pasti a Paderno Dugnano, e non può farlo una “piattaforma” locale gestita da lavoratori e ristoratori del territorio, evitando in questo modo l’inutile costo dell’intermediazione della mano d’opera?
- perché non vengono organizzati autobus di linea a prezzi ridotti per i lavoratori agricoli , o si utilizza una “piattaforma locale” gestita da “rider agricoli” e imprese agricole del territorio?
- perché è sempre la “logistica” a creare le condizioni di maggiore sfruttamento dei lavoratori?
Se questi modelli di business, che prevedono l’uso di “caporali in carne e ossa” o “algoritmi caporali”, non riescono a essere economicamente sostenibili remunerando adeguatamente i lavoratori che sono il principale fattore di produzione di queste aziende, allora bisognerebbero porsi seriamente il dubbio che questi sistemi sono inefficienti per definizione, e che l’Intermediazione del lavoro è una sovrastruttura da evitare ; anche nel caso di un mercato non manipolato , in termine di prezzi, dalla GDO o dalle varie tipologie di “mafie”…