Ottobre nero

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Rubo l’incipit alla senatrice a vita Liliana Segre che ha aperto la seduta della XIX legislatura di Palazzo Madama dicendo: “in questo mese di ottobre, nel quale cade il centenario della marcia su Roma, che dette inizio alla dittatura fascista, tocca a una come me assumere momentaneamente la presidenza di questo tempio della democrazia che è il Senato della Repubblica”.

Si, è cominciato il nostro ottobre nero. Il primo dei tanti mesi che la destra si è guadagnata di governare. Non so se “arriveranno i mostri”, come ha titolato domenica un quotidiano, ma è certo che adesso per la sinistra e soprattutto per il paese può cominciare “l’incubo”. Non quello di una destra che farà la destra. E i primi passi e i primi nomi sono lì a dirlo con chiarezza ma quello di una sinistra che non si trova più. Non si trova più nell’orizzonte del paese perché essa stessa non ha più orizzonti.

Adesso che fare?

E’ forse il momento che ognuno, nel campo progressista, si arrabatti a difendere il suo piccolo bottino di voti? Chi il 19%, chi il 15%, chi l’8% e chi il 4%? Certamente così si potrà campare -umiliati e irrilevanti- per una legislatura. Ma alla prossima che paese ci ritroveremo di fronte se la destra riuscirà a governare per il tempo che la Costituzione gli garantisce? E con quale Costituzione?

Un sociologo intervistato a proposito dello stato della sinistra ha risposto: ”la situazione è entusiasmante”. Dopo lo sconcerto degli astanti, ha così argomentato: in una situazione così disastrata c’è lo spazio per inventare nuove idee, nuove proposte, nuove alleanza. Non c’è più nulla da difendere è il momento che la sinistra si ritrovi, ritrovi i suoi ideali, il suo coraggio, ritrovi l’entusiasmo per poter ridare una speranza al paese e a se stessa.