Piano Scaltrini: come non si fa

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Vorrei condividere alcune osservazioni sull’ambito Scaltrini “approvato”,
con varianti sulla cubatura e sulla qualità delle residenze (delibera di Giunta Comunale n.115 del 19 luglio 2018) . Lo voglio fare non per “piangere sul latte versato”, tanto abbiamo capito come quel PGT del 2013 (Alparone-Bogani) abbia stravolto e compromesso parti importanti del nostro territorio comunale (vedi Re3 e AT2..) ma per avviare una riflessione logico-urbanistica finalizzata ad evitare ulteriori danni ed errori. L’osservazione generale, guardando le planimetrie di progetto (allegate alla citata delibera e riprodotte in immagine) è che siamo davanti ad un piano vecchio di decenni, già visto. Vecchia la logica, vecchia l’impostazione urbanistica. Sbagliato al meno per tre motivi:

Primo: Non vi si vede alcun disegno pubblico di una porzione importante della città. L’operatore ha presentato il suo piano e l’Amministrazione Comunale lo ha approvato. Questo sembra chiaro. Altrimenti non si spiegherebbero alcune soluzioni distributive e viabilistiche, alcune reticenze interpretative (perché non ampliare il parco di via Gorizia?) e alcune scelte fatte.                                                          

Secondo: La residenza (pubblica, convenzionata e privata) è troppa. Un vecchio piano finalizzato solo alla residenza, che forse non serve a nessuno se non all’operatore privato, in una zona della città già densa di abitazioni e priva di
servizi. 

                                                                                                                                                                                          

Terzo: L’impostazione stessa del piano. Partiamo dalla premessa. Siamo in un area dismessa e lì devono valere le regole e la logica delle aree dismesse. Recupero del suolo dice il programma della nuova giunta. Ma qui cosa significa? Se impostiamo male la perimetrazione dell’area dismessa è chiaro che tutto viene compromesso. Qual’è il perimetro dell’area industriale dismessa di Scaltrini? Il parco verde è area dismessa? No. Quindi qual è il perimetro che andava preso in esame? Qual’è il senso e la ratio della legge sul recupero delle aree dismesse se non recuperare dentro la città densa aree da destinare a servizi pubblici? Si dirà che strade, parcheggi e l’area verde sono appunto servizi. Si, tutto vero ma in questo contesto non bisognava sposare l’ottica utile al solo operatore privato e non all’Amministrazione pubblica. Ora un approccio innovativo doveva essere altro. Primo delimitare l’area dimessa alla sola area industriale e su quella chiedere la cessione al pubblico del 50% dell’area. Quindi lasciare fuori dal perimetro il parco Scaltrini lasciandolo alla proprietà con vincolo di inedificabilità. Non è stato recuperato suolo ma si è solo cambiato di proprietà un’area che era già verde. Che senso ha densificare all’inverosimile il costruito e acquisire aree libere fuori dal costruito. Se questa è la logica allora tanto vale costruire tutto in città, tutti gli spazi delle aree dismesse ed acquisire aree solo fuori città? Può essere questo il senso del recupero del suolo? No.

Allora ci voleva coraggio innanzitutto a rivedere il piano Scaltrini come oggi bisogna bloccare e rivedere l’RE3. Infine non bisogna fare lo stesso errore sull’area Sasol. Inoltre sia l’ambito ex-Scaltrini che l’ambito ex-Sasol hanno il suolo fortemente inquinato e il piano di bonifica è ancora in fase di definizione. Non è opportuno, a nostro avviso, definire le tipologie di intervento e le relative cubature prima della realizzazione della bonifica e della valutazione dell’esito della stessa da parte di organi competenti (tra cui ARPA).