Una vasca inutile ?

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La domanda non è mia. E non è neppure una domanda ma un’ affermazione di AIPO, contenuta in un articolo del quotidiano La Repubblica del 21 aprile, che riportiamo e che nessuno ha smentito. Dunque? Facciamo finta di nulla?

Due anni di ritardo per i cantieri del piano Seveso” di Simone Bianchin

Il sistema di vasche anti-esondazioni finirà nel 2025 A Niguarda si spera nella prima difesa pronta a inizio 2023

I lavori nei cantieri per la costruzione delle vasche di laminazione del Seveso sono in ritardo, almeno di due anni rispetto alle previsioni che annunciavano il completamento del sistema anti-esondazioni tra il prossimo autunno e l’inizio del 2023. Invece la realizzazione del progetto globale, che comprende la realizzazione di cinque vasche, dal Parco Nord a Senago, Lentate, Paderno Dugnano, Varedo e Limbiate, slitta dal 2023 al 2025.
Lo spiega l’Aipo, l’Agenzia interregionale per il fiume Po, l’ente che è stato individuato per la realizzazione dei lavori dalla Regione Lombardia, oltre che dal Comune di Milano per le vasche di Senago. Potrebbe comunque finire già dal prossimo gennaio il problema degli allagamenti di Milano in zona Niguarda e Brera dove l’acqua, a seguito delle piene del Seveso che in città è intubato, esce con forza dai tombini allagando strade e cantine e provocando danni. Spiega Aipo che Milano, infatti, non sarebbe più invasa dall’acqua già da quando saranno completati i lavori per la vasca di laminazione al Parco Nord (la cui conclusione è prevista entro la fine di quest’anno) oltre a quella in costruzione a Senago (fine lavori a gennaio 2023): “Dai nostri studi sulle analisi delle ultime cinque esondazioni del Seveso – fa sapere Aipo – avendo valutato l’onda di piena e i suoi effetti abbiamo la dimostrazione che per evitare quegli allagamenti su Milano, tre volte su cinque sarebbe bastata anche da sola la vasca al Parco Nord”. Secondo lo studio dell’Aipo, per evitare anche le altre due esondazioni sarebbe bastata, in aggiunta, anche solo una delle due vasche di Senago: “In conclusione, possiamo dire che una vasca di Senago più quella di Milano porteranno a zero le esondazioni in città”.

L’opera nel Parco Nord è una vasca capace di contenere 250 mila metri cubi di acqua, e costerà 14 milioni rispetto al progetto complessivo da 30 milioni di euro. Viene realizzata dal Comune di Milano che prevede la chiusura dei lavori tra l’autunno e la fine di quest’anno. L’Aipo spiega che è considerata determinante “perché gli ultimi allagamenti sono avvenuti a causa di quanto ha piovuto nei territori a Nord di Milano, come Cusano Milanino e Cinisello Balsamo: Comuni che si trovano a valle del canale scolmatore”.

L’agenzia conferma che le attività dei cantieri sono andate a rilento per diversi motivi, a cominciare dalla pandemia che dal 2020 è stata causa di assenze tra il personale. A ciò si sono aggiunti i ritardi nelle forniture dei materiali (come l’acciaio, l’asfalto e il calcestruzzo ) e anche le carenze di produzioni di parti elettroniche dei macchinari necessari ai lavori. Altri rallentamenti sono stati dovuti a diversi contenziosi tra istituzioni locali e cittadini, attualmente coinvolti in dibattiti pubblici, mentre Aipo spiega che “proprio per andare incontro alle esigenze dei territori sono state fatte alcune modifiche ai progetti originali”.

È il caso, ad esempio, di Senago, dove è stato rivisto il progetto che prevede la costruzione di due vasche per la laminazione dei due torrenti (Pudica e Garbogera) che si immettono nel canale scolmatore e di cui la più grande (che è la più importante per contenere le piene del Seveso) avrà una capacità di contenere 550 mila metri cubi di acqua. L’avanzamento dei lavori, dopo che i cantieri sono stati fermi per mesi causa Covid, è al 50 per cento e il termine è annunciato per gennaio 2023.

E mentre si è in attesa di altre valutazioni per la realizzazione della seconda vasca, da altri 340 metri cubi di acqua, a Senago si è aggiunto il progetto di realizzazione di un velodromo scoperto che, voluto dal Comune in favore dei cittadini, correrà intorno alla vasca di laminazione più grande. Il costo che era stato previsto per questi lavori (30 milioni di euro) è salito 37. “Il denaro c’è, grazie agli ingenti investimenti di Regione Lombardia che per la sicurezza idraulica del nodo di Milano ha stanziato i finanziamenti aggiuntivi per tutti i cantieri in cui i costi sono aumentati”, dice l’Aipo. Spiegando che sono lievitati anche a causa delle varianti introdotte “utili a migliorare gli inserimenti ambientali dei progetti, e che provocano però anche necessità di nuovi accorgimenti idraulici per far sì che le vasche funzionino”.

A Lentate sul Seveso l’avanzamento dei lavori in corso, per una vasca da circa 830 mila metri cubi da 23 milioni di euro, è arrivato al 20 per cento dopo che i cantieri si sono dovuti fermare a seguito di imprevisti ritrovamenti, durante gli scavi, di resti archeologici ora allo studio della soprintendenza. Qui si ritiene di poter concludere l’opera entro i primi mesi del 2024. Nel Comasco, invece, con 12 milioni per realizzare una batteria di vasche che potrà contenere oltre 520 mila metri cubi delle acque di piena si lavora agli ampliamenti delle aree golenali nei Comuni di Cantù, Carimate e Vertemate con Minoprio: l’avanzamento dei lavori del cantiere è al 35 per cento, e la chiusura dei lavori è prevista nel primo trimestre 2023.

Più indietro l’area di laminazione di Paderno Dugnano (dove è prevista la realizzazione anche di un’area verde attrezzata) e di Varedo-Limbiate. Qui, dove va costruito un invaso artificiale capace di contenere fino a 2,2 milioni di metri cubi di acqua del torrente Seveso, le operazioni sono complesse per le acquisizioni delle aree dell’ex Snia, che già oggetto di commissariamento del giudice fallimentare dovranno essere bonificate dai rifiuti presenti. L’opera costa 55 milioni, compresa la bonifica, l’appalto sarà assegnato entro alcuni mesi mentre la fine dei lavori è prevista nel 2025. “