Un voto utile

Home Politica a Sinistra Un voto utile

Si avvicina la scadenza elettorale del 4 marzo e francamente il panorama politico non è incoraggiante. Né per l’Italia e neppure per la sinistra. Non parliamo del centrosinistra, oggetto ormai scomparso dai radars dei leaders politici. Mentre tutti i partiti si vanno posizionando, quasi fosse un gara e non un confronto per la democrazia e per il progresso del paese, si moltiplicano le voci della ricerca di un voto utile. E’ giusto: bisogna ascoltare, capire e poi cercare di dare un voto utile al paese. Io dal canto mio mi auguro un successo di tutte le forze che in qualche modo fanno riferimento all’idea del progresso del paese e non della conservazione o del regresso. Regresso che, dopo i fatti di Macerata, sembra affacciarsi non solo sul piano culturale ma soprattutto sul piano politico.

Ciò detto non comprendo come alcuni amici, anche i più avvertiti, sembrino smarriti dall’offerta politica in campo. La loro rassegnazione sembra sottovalutare lo stato disastroso delle forze della sinistra e del progresso in Italia. Proprio per questo serve una consapevolezza nuova. Se le previsioni elettorali sono vere ci sarebbero 3 schieramenti politici quasi equivalenti (Centro destra, M5S e Pd + liste alleate) e una nuova sinistra (Liberi e Uguali).  Soprattutto qui da noi e in tutto il Nord, nei collegi uninominali, la partita sembra essere tra Centrodestra e M5S avendo il PD dilapidato il proprio consenso elettorale negli ultimi anni dei governi Renzi e Gentiloni.

Quindi cosa è il voto utile al Nord? Utile a chi? Non certo al PD che appare fuori gioco.                                  In questo contesto serve un voto per confermare le politiche del no alle trivelle, del si al precariato, del no a investimenti pubblici in sanità, scuola e trasporti e si alla riforma Costituzionale? E poi quanto è credibile una chiamata all’unità da parte di chi per anni ha rifiutato qualsiasi discorso di coalizione, ha parlato di autosufficienza, di vocazione maggioritaria e si è imbrodato del famoso 40% dei consensi? Come dimenticare tutto questo? E di una legge elettorale che permette le finte coalizioni senza il vincolo di un programma comune cosa pensiamo?

Forse bisogna farsi carico di un percorso più lungo per ricostruire un tessuto progressista e unitario per l’Italia. Forse non basta piazzare un ceto politico, fedele al leader, al governo del paese ma battersi per politiche severe nella difesa del territorio, dei servizi pubblici e che puntino alla centralità e dignità del lavoro umano. Forse bisogna ripartire dagli ultimi e non dai “soliti primi”.