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E la passerella sulla FNM a che punto è?

Città Metropolitana aveva annunciato, alla fine del mese di novembre 2021, l’inizio lavori della riqualificazione dell’attraversamento ciclopedonale che scavalca le FNM a Palazzolo Milanese. La pista ciclopedonale che corre sull’alzaia del Canale Villoresi era interrotta da tre anni. Questo il comunicato:

“L’intervento interesserà sia la struttura portante della passerella che gli impalcati e i rilevati sia per ciò che riguarda la struttura sia la posa di nuova pavimentazione e nuovi parapetti. Secondo il programma prefissato, i lavori, iniziati alla fine del mese di novembre 2021, vedranno la conclusione nella primavera del 2022, cosi da permettere la normale fruizione all’utenza del intero percorso lungo il canale Villoresi”.

Ora mentre l’attenzione dei cittadini padernesi è tutta rivolta (e comprensibilmente) ai lavori di ristrutturazione del ponte sulla FNM di via Camposanto che tanto disagio reca alla viabilità della città, sembra che molti si siano dimenticati di quest’altra opera infrastrutturale che spezza in due la viabilità lenta sul Villoresi.

Ora come mai i lavori sono fermi? Perché la data di fine lavori, prevista per l’11.4.2022,non è stata rispettata? Queste domande le abbiamo rivolte all’Ing. Gabriella D’Avanzo che è la Responsabile del Procedimento di Città Metropolitana.

Ma i responsabili dei Lavori pubblici del Comune di Paderno Dugnano non hanno nulla di dire?

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Cittadini di “serie B”?

Post di Ottorino Pagani:

“Aumentano i contagi di Covid ma vengono chiuse le Usca, le unità speciali di continuità assistenziale create per fronteggiare la pandemia e fornire assistenza sanitaria in alternativa al pronto soccorso. L’ultimo giorno di lavoro per le Usca è stato giovedì 30 giugno.

Ma alcune regioni si stanno attrezzando per prorogarle di almeno sei mesi o per convertirle nelle nuove Unità di Continuità Assistenziale (Uca) previste nel Decreto Ministeriale per le Case di Comunità. Un servizio sconosciuto nel nostro distretto gestito dall’ASST Rhodense che ripropone, congiuntamente alla mancanza dei medici di famiglia, l’urgenza della riforma sanitaria territoriale imperniata sulle Case di Comunità, come previsto nel testo del PNRR approvato dall’UE. L’importanza di questo diritto di cittadinanza (diritto alla salute) richiede, a mio avviso, l’impegno delle istituzioni territoriali preposte ad informare e coinvolgere i cittadini sullo stato delle attività necessarie a cogliere l’opportunità offerta dal PNRR.

Ad oggi, conosciamo soltanto dove sarà realizzata la Casa di Comunità di Paderno Dugnano (presso il Palazzo ex INAM) ma non abbiamo notizia del crono-programma delle attività: per la rigenerazione della sede, per il nuovo contratto e la disponibilità dei medici di famiglia, non sappiamo chi guiderà il sistema nei prossimi anni, con quali operatori, e soprattutto come sarà finanziato.

Una disattenzione nei confronti di cittadini perennemente ritenuti di “serie B” o un disinteresse congenito della “politica territoriale” ad un servizio sanitario pubblico efficiente, e l’ennesima rinuncia all’esercizio di una “politica del bene comune” per favorire gli interessi di qualche privato”?

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Scelta e revoca del medico di base

“I cittadini lombardi che devono scegliere o revocare il medico di medicina generale o il pediatra di libera scelta potranno farlo comodamente nella più vicina farmacia sotto casa. Non è necessario prendere appuntamento, basta avere con sé la propria Tessera Sanitaria Elettronica. Il farmacista, collegandosi alla piattaforma SISS, il Sistema Informativo Socio Sanitario di Regione Lombardia, indicherà i nominativi disponibili e, attenendosi alla scelta dell’utente, eseguirà in pochi minuti l’operazione che ha effetto immediato.”

Il Servizio è operativo da oggi, 5 luglio. Sarà immediatamente possibile anche da noi?

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Il compagno Bruno

Ringrazio R.Trevisiol per la segnalazione di questo bel profilo umano, apparso sul “Corriere della Sera” del 29 giugno 2022, a cura di Massimo Gramellini:

“Aveva scritto a Draghi per criticare la scelta di spedire armi agli ucraini, «non si salvano vite uccidendone altre», senza sapere che di lì a poco avrebbe salvato quattro vite uccidendone una: la sua. C’è stato un tempo, ormai difficile persino da immaginare, in cui in Italia molti facevano politica per passione. Non seguivano un leader, ma un ideale: la libertà, il socialismo, il cattolicesimo popolare.

Nel caso di Bruno Padovani, centralinista presso un ospedale della provincia di Verona ed ex assessore, questo ideale era il comunismo. Non lo ha rinnegato quando il Pci è andato in pensione e nemmeno quando in pensione ci è andato lui: a 82 anni scriveva ancora lettere pacifiste al governo. Al paese lo chiamavano tutti «il compagno Bruno», anche i leghisti e senza alcuna ironia. Lunedì scorso si trovava al mare con la figlia, spirava un vento forte e in spiaggia sventolava la sua bandiera preferita, quella rossa. Quattro bimbi sono corsi in acqua lo stesso. Quando hanno cominciato a gridare aiuto, il compagno Bruno si è gettato tra i cavalloni, noncurante del peso delle onde e di quello degli anni. Con altri bagnanti ha portato in salvo i bambini. Poi si è sdraiato sulla riva, come per prendere fiato.

Se ne è andato così, nel modo in cui vorrebbero andarsene tutti: con un gesto di altruismo che riassume il meglio di una biografia. Un tempo la politica era fatta da gente di questo stampo. Non è una favola, …