
l quotidiano comunista Il Manifesto oggi compie 50 anni.
Nel suo primo editoriale, del 28 Aprile 1971, Lugi
Pintor affermava che:” Se questo giornale dovesse soltanto servire ad una
protesta, a una battaglia ideale contro l’ordine di cose esistente, già questa
non sarebbe una fatica sprecata.Ma questo non potrebbe bastare.”
Il quotidiano è vissuto grazie a anni di tenacia,
lotte e privazioni di una redazione che non è mai stata solo un giornale. Un
collettivo politico di grande vivacità culturale che ebbe le sue radici nella Rivista
omonima, nata ancora all’interno del PCI, nel giugno 1969.
Tutti sappiamo che il giornale è stato molto di più
e soprattutto il luogo di incontro di idee, pensieri, culture, personalità del
movimento operaio e del pensiero marxista e progressista di tutto il mondo.
Il Manifesto è subito un’area critica della
sinistra italiana ed europea, ed è subito anche soggetto politico, quasi un
partito: Il Pdup-Manifesto.Per me è stato un giornale di formazione che ho
incontrato quasi subito. Mitici i primi numeri a 4 pagine, dalla grafica
austera ma elegante di Giuseppe Trevisani. Storiche le riunioni in via Valtellina
che si interrompevano al partire delle rotative.
Per qualche tempo il gruppo di redazione e il
collettivo politico furono quasi in simbiosi. Un grande intellettuale collettivo
che inventò anche un nuovo giornalismo. Oggi è quasi l’unico giornale quotidiano
della sinistra italiana, dopo la scomparsa dell’Unità.
Noi che lo seguimmo, quasi fin dagli esordi, non dimenticheremo i memorabili articoli di Luigi Pintor e l’accorato appello “Praga è sola” dell’agosto 1969. Abbiamo avuto la fortuna di incontrare questi straordinari militanti e giornalisti e abbiamo cercato …



