
Dal reportage di Rai TGR Lombardia:
Il futuro incerto dell’ex Ilva, da Taranto a Paderno Dugnano
“Dopo la chiusura definitiva delle aree a caldo dello stabilimento pugliese ci si interroga sulle prospettive degli impianti e dei lavoratori. Nel milanese più di un centinaio le persone coinvolte.
Il diritto alla salute e quello al lavoro non devono essere contrapposti. E quindi l’ultimo altoforno dell’ex Ilva di Taranto va spento. La ha deciso ieri la Cassazione, che ha confermato il verdetto della Corte d’Appello di Milano.
Non è ancora chiaro, però, cosa succederà d’ora in poi. Prossima tappa: l’8 novembre, termine per la gara per l’area a freddo di Taranto. Tra le quattro offerte c’è quella della cordata di 15 imprenditori italiani dell’acciaio, in gran parte lombardi, tra cui Arvedi, Marcegaglia, Feralpi e Lucchini RS.
Tante però le incognite, a partire dal prezzo a cui saranno acquisite le bramme, i semilavorati finora prodotti a Taranto.
In questo quadro incerto si inseriscono le attività in Lombardia: scontato che le 40 persone su 127 in cassa integrazione nella sede centrale di Acciaierie d’Italia, diventino 117.
Circa 25 gli operai dello stabilimento di Paderno Dugnano, anch’essi in cassa integrazione. Una possibile prospettiva è che lo stabilimento di Paderno venga venduto ad altre acciaierie. Ma sarebbe l’ultima spiaggia.”