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Quell’orribile 16 marzo del 1978

Ecco una foto che non avremmo mai voluto vedere ma che ora è dentro la coscienza di ognuno di noi. Ricordo la pena per quella figura umana così umiliata e mortificata, anche da quella foto.

Di quei giorni terribili ricordo l’incomprensibile dibattito tra “trattativisti” e “intransigenti” e neppure apprezzai lo slogan “né con lo stato né con le br”.

Avrei voluto credere nello Stato che non sembrava in grado di salvare un uomo ma più tardi capii che che anche “lo Stato” non era né innocente né neutrale. Come ben documentò Sergio Flamigli nel suo libro “La tela del ragno. Il delitto Moro”(Edizioni Associate, 1988) che, dopo tanti volumi su quel delitto, resta ancora un documento illuminante .

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Giù le mani dalla scuola

“Diverse persone si sono radunate nel pomeriggio a Paderno Dugnano, davanti al Municipio per protestare contro la chiusura delle scuole.

Al grido  di “La scuola si fa a scuola” e “Giù le mani dalla scuola” i genitori hanno manifestato la loro contrarietà alla decisione di impedire la didattica in presenza per i ragazzi di elementari e medie.

Pamela Tacconi, una delle partecipanti alla manifestazione, chiede il ritorno tra i banchi di scuola dei bambini, sottolineando i gravi danni a livello psicologico per i bambini costretti a questi lunghi periodi di isolamento a casa, senza potersi confrontare con i coetanei.

Anche i bambini presenti in piazza hanno chiesto  in coro di voler tornare il prima possibile a scuola in presenza e in sicurezza.

Una protesta analoga si è tenuta questa mattina nella vicina Senago . Alessandro Sala (Il Notiziario, 12 marzo 2021)”.

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I like Enrico Letta but..

Letta, Bersani e Renzi uguali sono? Viene un dubbio.

Ma crediamo davvero che basti un nuovo leader per affrontare, in un partito, i problemi di linea politica, identità culturale, proposta programmatica e campo di alleanze?

Lascia perplessi la prontezza (gattopardesca?) con la quale molti dirigenti invece che affrontare i temi di questo partito, del campo progressista e dell’Italia, cerchino la soluzione salvifica in un nuovo leader. Forse con la speranza che questi faccia da paravento ai soliti noti che, all’ombra delle correnti e dei baronati personali, vogliono continuare a coltivare il loro potere personale?

No, non basta un nuovo leader, per quanto sia carismatico. Anche se si comprendono i motivi dell’urgenza e anche se stimiamo Enrico Letta speriamo che voglia innescare una discussione profonda “non il solito nuovo inizio senza un progetto e l’analisi del passato”.

Secondo me serve un campo largo per essere competitivi con il centrodestra e una politica rinnovata di sinistra ed ecologista. Certo non solo il PD si mette in discussione ma si devono mettere in discussione anche tutte le esperienze fuori del PD. Oggi il campo del centrosinistra è inadeguato. Bisogna costruire una rete con persone, associazioni ed esperienze collocate in punti diversi, ma in grado di promuovere una politica rinnovata. Partiamo dalle cose che vogliamo fare. Possiamo andare avanti con partitini che valgono il 2-3 per cento e che si dividono su qualsiasi cosa?”

Il fallimento delle esperienze del centrosinistra e del governo Conte chiama in causa anche noi.

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E brava Elena Lattuada

Meno male che ci sono i sindacati a testimoniare che l’umanità è dura a morire.

Elena Lattuada, attuale segretaria generale della CGIL Lombardia, ha commentato l’accordo tra Regione e Confindustria e Confapi sulla somministrazione dei vaccini anti-covid sul posto di lavoro: “Non c’era alcuna fretta di fare questo accordo. I lavoratori potranno vaccinarsi solo quando inizierà il piano massivo e non sembra che Regione Lombardia stia procedendo velocemente”.

Infatti, come chiunque può verificare, basta osservare il sito del Ministero della Salute per vedere che alla data di oggi 11 marzo ore 15,31, su 6.005.183 di somministrazioni la Regione Lombardia risulta al 16° posto tra le regioni italiane. Con la somministrazione de del 77% delle dosi ricevute.

“Inoltre –continua la segretaria regionale della CGIL- era in corso un confronto nazionale sull’aggiornamento del protocollo di sicurezza firmato nell’aprile scorso dal ministro del Lavoro e quello della Salute. Per cui non capisco questa fretta.”

A smentire l’approccio mercantilistico della Regione Lombardia sembra che verranno in soccorso anche le linee guida del governo Draghi che chiariranno i criteri di priorità. Si procederà-sembra- con il criterio anagrafico e con quello della disabilità fino alla soglia dei 60 enni. Solo dopo si prevede che “quando ci sarà alta disponibilità di dosi queste possano avvenire anche nei luoghi di lavoro, che comunque non avranno priorità”.