Nell’apparente stallo della situazione politica generale e locale continua la riflessione, animata più da commentatori esterni che dai protagonisti coinvolti, dopo la sconfitta del 4 marzo. La seguiamo con attenzione e riguarda Potere a Popolo, Liberi e Uguali e anche il PD. Non ultimo anche un articolo di Repubblica di ieri che si interrogava sui dubbi dell’area milanese ex-Pisapia. Cominciamo dal PD. Ecco quella più recente: di Piero Ignazi su Repubblica del 30 marzo.
Renzi e la bufala delle dimissioni
Il Pd rimane alla finestra a guardare, senza far nulla. La classica posizione dei depressi. C’è da capirlo. Una sconfitta così devastante, che ha portato il partito al minimo storico, annichilisce. Sette punti percentuali e 170 deputati in meno rispetto al risultato del 2013, giudicato allora dai renziani una sconfitta nonostante il Pd in coalizione con Sel godesse della maggioranza assoluta alla Camera, sono i dati duri e inoppugnabili della catastrofe.
Nonostante tutto questo, Matteo Renzi, il leader che ha condotto il partito al disastro, continua a spadroneggiare. Le sue dimissioni sono una delle più sonore fake news degli ultimi tempi. Riunisce i suoi in qualche caminetto discreto e indica le azioni che solerti luogotenenti rendono operative. Invece di assumere un atteggiamento di decoroso e doveroso distacco, l’artefice della peggior Waterloo della sinistra italiana continua a voler dettar legge.
Può farlo perché sappiamo con quale cura abbia confezionato liste di fedelissimi alle elezioni, assicurandosi un adeguato manipolo di yes- man in Parlamento. Grazie al controllo di gran parte dei gruppi parlamentari, come si è visto con la scelta dei capigruppo, continua a dare la linea. Che è quella dell’immobilismo: …




