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Una discussione fuorviante?

Dal settimanale Il Notiziario leggiamo del risultato del Forum dei cittadini convocato sul tema delle vasche di laminazione del fiume Seveso di Senago.

Le preoccupazioni dei cittadini di Senago continuano e si scontrano con i “muri di gomma”…Una nota: le vasche di Senago hanno una capacità di un 810.000 mc, quelle previste a Paderno Dugnano – Varedo di 2.180.000 mc .

Forse qualche riflessione andrebbe fatta anche a Paderno Dugnano.

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Rogo Rsa di Milano, lo Spi Cgil sarà parte civile

Dopo il grave incendio che ha coinvolto la RSA del Comune di Milano, tornano al centro le insostenibili condizioni delle gestioni in appalto di alcuni servizi sociali. Anche il sindaco pensionati SPI-CGIL prende una posizione dura. Di seguito il loro comunicato stampa:

“Cinque giorni fa il tragico rogo divampato nella residenza per anziani “Casa per i Coniugi” di Milano e costato la vita a sei anziani, con 80 feriti. Un fatto inaudito e di cui vanno accertate le responsabilità: per questo lo Spi Cgil si costituirà parte civile nel processo.  Ad annunciarlo lo Spi Cgil di Milano e lo Spi Cgil Lombardia con il sostegno della struttura nazionale.

“Giustizia e verità per le vittime –
spiega il segretario generale dello Spi Cgil nazionale Ivan Pedretti – sono la nostra priorità. La nostra
organizzazione aveva già avviato negli scorsi anni un’attività di monitoraggio
delle strutture per anziani in Italia, oggi il presidio e la vigilanza su di esse diventa imprescindibile e
intendiamo richiamare le amministrazioni pubbliche alle loro responsabilità.
Non solo la salute e la sicurezza degli anziani ospitati in queste strutture
deve essere sempre garantita ma non si può neppure lasciare solo il personale
che spesso si trova a operare sottodimensionato e in condizioni di enorme
difficoltà”.

Per il sindacalista questo paese deve
tornare a prendersi cura degli anziani. Serve una riforma delle case di riposo
e delle Rsa

A Milano, lo scorso febbraio, i
pensionati di Cgil, Cisl e Uil avevano siglato un
accordo con il Comune 
per l’avvio di un tavolo di confronto
sulle strutture socio-sanitarie territoriali e sulla loro evoluzione con una
particolare attenzione proprio a …

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Papa Francesco e i preti operai

Ieri, 11 luglio, ho letto un Interessante articolo da “Il Fatto Quotidiano” a firma di Carlo Giorni dal titolo “Dopo 38 anni di pregiudizi (e accuse di comunismo) la Chiesa si riconcilia con i preti operai” a cui rinvio e che mi da modo di ricordare l’esperienza di un prete operaio padernese.

Il giornalista racconta le alterne vicende italiane
dei preti operai che a partire dal Concilio Vaticano II, e dopo la
contestazione operaia e studentesca del 1968, ebbero una certa diffusione in
molte realtà d’Italia. Esperienza contrastata spesso dalle autorità religiose e
che cominciò a declinare a partire dagli anni 80 perdendosi anche nella
tradizione cattolica. Certamente non ebbe fortuna presso i due papati di Wojtyla e
di Ratzinger.

Ora però –afferma
Giorni- “Il filo
spezzato è stato riannodato in questi giorni, 38
anni dopo, ad opera del cardinale
Matteo Zuppi che ha convocato a Bologna i preti operai ancora vivi e
operanti per dire loro che sono un fiore all’occhiello di papa Francesco: “Talvolta la
vostra aspra critica alla
Chiesa può aver radicalizzato le posizioni, ma penso che oggi sia il momento di
ribadire a tutto tondo che la vostra è un’esperienza
di Chiesa. Senza di voi i modelli di evangelizzazione sarebbero più
stantii. Per questo desidero rendere lode al Signore per quello che siete e che siete stati”.

Noi cogliamo l’occcasione per riannodare il
filo della nostra memoria cittadina per ricordare Cipriano Cortinovis il prete
operaio bergamasco che divenne prima operaio della Tonolli e poi sindacalista.

Ricordiamo Cortinovis, il cui ritratto potete leggere nel libro di Luigi Minuti ( Profili di preti operai bergamaschi al crepuscolo della rivoluzione industriale) perché lui fu, insieme ad altri, protagonista delle …

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RE3 e il cosiddetto “diritto edificatorio”

A commento dell’articolo precedente un cittadino mi ha inviato un interessante stralcio dell’opinione di un importante avvocato urbanista milanese che vi propongo di seguito:

“Il cosiddetto ius
aedificandi”.

Sul piano pratico, c’è una importantissima conseguenza da
sottolineare. Se la “proprietà collettiva” “prevale” su quella privata, ed il
contenuto della proprietà privata è soltanto quello previsto dalla “legge”, davvero non c’è più alcuna possibilità di riconoscere
il “ius aedificandi”, come insito nel diritto di proprietà privata.
Il diritto di edificare è rimasto nei “poteri
sovrani del popolo”, rientra cioè nei contenuti della proprietà collettiva del
territorio e non risulta affatto “ceduto” a privati con la “cessione” di
parti del territorio a singoli cittadini.

Quando ci lamentiamo degli scempi paesaggistici, della
cementificazione, delle distruzioni della natura non possiamo limitarci alla “denuncia”: è un nostro “diritto di
proprietà collettiva” che è stato leso, e questo diritto è ben più grande e più
tutelato del diritto di proprietà privata. E, comunque, come si è detto, il
ius aedificandi non ha nulla a che vedere con il diritto di proprietà privata.
Non c’è nessuna disposizione del codice civile che lo preveda e lo si è fatto
discendere dal semplice convincimento che la proprietà si estenda
usque ad coelum et usque ad inferos. Questo poteva valere per il “dominium ex iure Quiritium”, non certo per il moderno concetto di “proprietà privata”,
che, da sempre ha dovuto fare i conti con i “limiti posti
dall’ordinamento
giuridico”. Il diritto di superficie è distinto dal diritto di proprietà e,
d
altronde, le leggi urbanistiche consentono ledificazione
solo a seguito di una