Sul consumo di suolo si è fatto in questi anni molta confusione.
Non solo politica ma anche normativa. Ci sono leggi nazionali (in realtà un disegno di legge n. 2383 del 13/05/2016 sul consumo di suolo, non ancora in vigore “Contenimento del consumo del suolo e riuso del suolo edificato”) e leggi regionali (la n. 31 del 28 novembre 2014 “Disposizioni per la riduzione del consumo di suolo e per la riqualificazione del suolo degradato”) che all’apparenza ci garantiscono da un consumo di suolo continuo e selvaggio. Il cittadino può considerarsi tranquillo e al sicuro? No, per niente.
La partecipazione e il controllo democratico debbono essere ancora più vigili perché non bastano affermazioni generiche e non cogenti; come spesso le nostre leggi contengono, per garantire un equilibrio giusto e naturale tra il costruito e le aree verdi per avere luoghi e città salubri. Temo che sul tema del consumo di suolo ci sia ancora una forte differenza politica e culturale tra centrodestra e centrosinistra. E’ un peccato perché in questa città ci viviamo tutti e su alcuni temi che riguardano la vivibilità dovremmo essere tutti concordi. Ma non è così. 
Non solo per differenti opinioni politiche ma anche per profonde differenze culturali. Il centrosinistra al governo (1995-2009) si è attenuto, oltre che a una pianificazione prudente anche a criteri generi e culturali quali ad esempio: non costruire nei parchi e nelle aree verdi e libere; risparmiare e allargare gli spazi e le aree verdi; favorire la pedonabilità e la ciclabilità e non il traffico veicolare dentro i centri; costruire dove solo era programmato e non fare varianti.
Invece il Centrodestra al governo (2009-2017) ha fatto esattamente il contrario. Tutto orientato al consumo e allo spreco di suolo. Infatti ha puntato a densificare tutti gli spazi liberi (le numerose villette che si trasformano in palazzine). Ha Ritagliato e ridotto le aree verdi (ampliamento di un privato dentro il Parco Grugnotorto) e vuole costruire nei parchi pubblici (in via Gorizia e probabilmente nei giardini di Incirano e di via Grandi).
Un esempio di cattiva cultura politica (ma anche amministrativa), è la scelta di non fare parcheggi pubblici, a ridosso dei centri destinando gli spazi liberi a nuova residenza e di conseguenza favorire la “disseminazione nucleare” di micro parcheggi ad uso privato. Parcheggi inutili o quasi inutili che arrecano danno alla pedonabilità dei marciapiedi e confusione nelle manovre di parcheggio: per riuscire ad entrare in un posto auto singolo bisogna bloccare la strada nei due sensi di marcia.
Faccio alcuni esempi concreti: i nuovi parcheggi di via Roma (8 ma vicini ad un parcheggio già esistente); quelli di via Monte Sabotino (4 posti singoli e in curva con via Brodolini) quelli di via Sant’ Ambrogio (4 riducendo area verde) e il paradosso di quello di via T. Grossi (1). Guardateli e giudicate voi.