
Del lavoro o dei lavoratori? (di Ottorino Pagani)
Il “percorso” di rigenerazione del Partito Democratico prevede anche la sottoscrizione di una petizione lanciata dal Sindaco di Bologna Matteo Lepore sul sito change.org: “Proponiamo di aggiungere al nome del nuovo Partito Democratico un richiamo esplicito al “lavoro”, quale contributo alla discussione costituente e congressuale.”
Le motivazioni per questa proposta si ritrovano nel testo della petizione stessa e in alcune interviste / prese di posizione di dirigenti / iscritti / simpatizzanti disponibili sui vari “media”; di seguito uno stralcio:
“Affiancare al concetto di “democrazia” quello del “lavoro” significherebbe determinare cosa gli elettori e le elettrici debbano aspettarsi dalla nostra comunità politica….mettere insieme democrazia e lavoro fornisce una missione al nostro partito….Avere dentro e fuori le istituzioni una cultura politica del lavoro è la migliore garanzia per la promozione di relazioni industriali positive, per l’attrattività degli investimenti, la crescita stessa delle imprese…..
Con altrettanta chiarezza dobbiamo dire che la nostra azione è rivolta a creare nuovo lavoro, semplificando, qualificando e velocizzando la pubblica amministrazione, migliorando le infrastrutture, la logistica e l’approvvigionamento energetico, con particolare attenzione alle zone del paese più deboli…..esempi di questo sono: la “carta per la logistica etica”, la “carta dei diritti digitali”, il “Piano Metropolitano per l’economia sociale”, la pubblicazione dei subappalti…. La portata politica di tale proposta fa perno sul grave impoverimento del lavoro sia sul fronte salariale che, a causa della precarietà e della frammentazione, di quello dei diritti, rende necessario discutere non delle politiche per porvi rimedio ma anche di quale soggetto è in grado oggi, nel nostro paese, di rappresentarne pienamente le istanze.” …







