Il fascismo non basta

Pensavamo

Pensavamo che MAI PIU’ fosse un imperativo categorico per ogni essere umano. Pensavamo che dopo gli orrori della seconda guerra mondiale, la parola guerra sarebbe stato difficile da pronunciare ancora. Pensavamo che dopo Auschiwitz la parola “campo di concentramento” sarebbe stata consegnata alla Storia e che l’idea di rinchiudere gli uomini (e le donne) per “selezionarli” fosse una follia di nazisti e fascisti del secolo scorso. Condannata anch’essa a non ripetersi. Pensavamo che i “Sommersi e i salvati” di Primo Levi fosse diventato un patrimonio dell’umanità…E invece ci sbagliavamo. Basti leggere l’articolo di Leonardo Bianchi (Il Manifesto 17.2.2026) che riporto integralmente e che bisogna leggere tutto.

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Il Fascismo non basta

Stati uniti: Donne da rinchiudere in gulag di «riproduzione forzata». Le “provocazioni” della destra alla destra di Trump, guidata da Nick Fuentes, nazista dichiarato, leader dei Groypers

«Il nemico politico numero uno sono le donne. È così. La gente può pure dire che sono gli ebrei, i democratici, i progressisti, le persone di sinistra, i cinesi. Ma no: il nostro nemico sono le donne, perché rovinano tutto. Devono essere arrestate». Questo discorso non l’ha pronunciato un comandante di Gilead – la teocrazia fascista immaginata da Margaret Atwood ne Il racconto dell’ancella – ma uno degli influencer politici più in vista dell’estrema destra statunitense: Nick Fuentes. Nella puntata dello scorso 11 febbraio di America First, il suo programma in diretta sulla piattaforma di streaming Rumble, il 27enne di Chicago ha ulteriormente rincarato la dose. Siccome le donne sono – a suo dire – la causa dell’abbassamento dei tassi di fertilità, devono essere «spedite in gulag di riproduzione forzata». Quelle «buone» saranno liberate, ha aggiunto, mentre quelle «cattive» saranno «condannate ai lavori forzati nelle miniere».

FUENTES, che è seguito da oltre un milione di persone su X e quasi 700mila su Rumble, non è nuovo a dichiarazioni o proposte di questo genere. Nel corso della sua carriera da attivista politico e streamer ha detto, giusto per fare qualche esempio, che le donne devono «tornare in cucina» e che, talvolta, non disdegnano di essere stuprate; che le persone omosessuali sono dedite alla pedofilia; che gli afroamericani vivevano meglio sotto la segregazione razziale; e che Adolf Hitler «era davvero un figo». Oltre a razzismo, misoginia (si autodefinisce un «fiero incel»), omofobia e suprematismo bianco, il suo principale marchio di fabbrica di è l’antisemitismo. Ma non quello figurato o cifrato; proprio quello classico ed esplicito, da Protocolli dei Savi di Sion. Per non farsi mancare nulla Fuentes ha banalizzato e negato in ogni modo l’Olocausto, scherzando sul fatto che all’epoca i forni crematori non avevano la capacità di «cuocere sei milioni di biscotti».

L’OBIETTIVO esplicito dell’influencer è quello di spostare all’estrema destra – anche se sarebbe meglio dire abbattere – la finestra di Overton, il concetto che descrive il perimetro delle idee politiche considerate accettabili nel dibattito pubblico. Nel farlo ricorre a tattiche mediatiche e memetiche mutuate dall’alt-right, la destra alternativa emersa a cavallo della prima elezione di Trump a cui Fuentes ha aderito entusiasticamente da giovane studente. Non a caso i suoi seguaci si fanno chiamare «Groypers», ispirandosi a un meme che raffigura una versione sovrappeso di Pepe The Frog, la rana che è stata la mascotte del movimento.

LO STILE di Fuentes e dei suoi è volutamente eccessivo, ferocemente provocatorio e permeato di un’ironia sadica. In questo senso, lo streamer ha applicato alla lettera l’insegnamento di Andrew Anglin, l’attivista neonazista che ha fondato il sito The Daily Stormer. In una guida all’alt-right scritta e pubblicata da lui nel 2016, Anglin scriveva che «quando si usano insulti razzisti, lo si dovrebbe fare con aria semischerzosa, come quando si fa una battuta razzista di cui tutti ridono perché è vera. Il lettore profano non dovrebbe essere in grado di dire se stiamo scherzando o no». Così facendo, chiosava il neonazista, si riesce a promuovere una forma di «nazismo non ironico mascherato da nazismo ironico».

Sotto questo aspetto, insomma, Fuentes è l’evoluzione finale dell’alt-right. Al tempo stesso, però, ne è anche il superamento. Se i primi ideologi del movimento – su tutti Richard Spencer – agivano soprattutto nel campo culturale e metapolitico, lo streamer è più operativo: vuole incidere concretamente su un Partito repubblicano ormai trumpizzato e, soprattutto, radicalizzare ancora di più la destra statunitense. Il tentativo è tutt’altro che velleitario, e infatti sta trovando sponde inaspettate proprio all’interno della frastagliata coalizione trumpiana. Lo scorso ottobre, ad esempio, Fuentes è stato ospite di Tucker Carlson, l’ex conduttore di Fox News che ora ha una trasmissione indipendente molto seguita su X e YouTube. La puntata, che ha raggiunto oltre sette milioni di visualizzazioni solo su YouTube, è stata interpretata come una consacrazione e uno sdoganamento del 27enne, generando un accesissimo dibattito a destra.

IL PODCASTER Ben Shapiro, di destra e di fede ebraica ortodossa, ha dedicato un’intera puntata della sua trasmissione a quella che vede come una pericolosa «frammentazione della destra» intenzionalmente causata da una «fazione scissionista» guidata da Fuentes.
Kevin Roberts – presidente dell’influente think tank Heritage Foundation, quello dietro al famigerato Project 2025 – si è invece espresso a favore di Tucker Carlson, provocando le dimissioni di alcuni membri da tempo in disaccordo con la virata trumpiana dell’organizzazione.

A un certo punto anche Donald Trump e il vicepresidente JD Vance sono dovuti intervenire nella polemica: pur non sbilanciandosi in giudizi di merito su Fuentes (nel 2022 Trump lo ha accolto a una cena a Mar-a-Lago), hanno comunque difeso la scelta di Carlson di intervistarlo. Entrambi sanno che l’influenza dello streamer estremista sulla base del partito non può essere ignorata. Secondo l’editorialista conservatore Rod Dreher, tra il 30 e il 40 per cento dei giovani assistenti e portaborse repubblicani a Washington D. C. sarebbe d’accordo con l’attivista. Sono cifre che testimoniano come Fuentes stia prendendo rapidamente il posto di Charlie Kirk, che tra l’altro odiava perché lo riteneva troppo moderato.

SI TRATTA di un problema politico interno non indifferente, perché Fuentes – insieme allo stesso Carlson o all’influencer complottista Candace Owens – critica apertamente Trump, ritenendolo un traditore del principio dell’America First. Paradossalmente è proprio Trump ad essersi creato questo tipo di opposizione interna, trasformando il Partito repubblicano nella casa dell’estremismo complottista.

Per quanto i trumpiani possano flirtare con l’idea di un terzo mandato (ovviamente del tutto incostituzionale), presto le varie anime del movimento Maga avranno bisogno di aggregarsi attorno a un nuovo culto della personalità, e non è detto che riescano a farlo. Nel frattempo, Nick Fuentes e i suoi Groypers costruiscono diretta dopo diretta uno dei possibili futuri della destra statunitense – un futuro, per citare Anglin, di nazismo non ironico mascherato da nazismo ironico.”