Andrà tutto come prima?

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Una riflessione di Sandro Bovassi, che ringrazio.

” Abbiamo tempo per pensare e per leggere di questi tempi. Faccio riferimento a un paio di cose che ho trovato ( http://www.quipadernodugnano Cambiare l’agenda – https://bloglascommessa.com Pensiamo all’oggi ) e che vorrei ribadire a modo mio.
Applausi alle finestre, agli ingressi.
Ne riparleremo domani. Ne riparleremo domani?
Elogi sperticati ovunque e da tutti a chi lavora nel settore sanità.
Quando le notizie di apertura non saranno più dedicate a chi si ammala, ma si dovrà andare ai modi e tempi di riappropriazione di una vita “normale”, qualcuno manterrà presente e considererà cosa non ha funzionato, e cosa si dovrebbe fare perchè invece la prossima volta vada meglio?
Chi premiare, anche solo con maggiore attenzione, e cosa fare perchè non necessitino più degli eroi?
La situazione nazionale, quella locale, evidenzia le mancanze che ci sono. Gli interessi economici prevalgono nei momenti di tranquillità, e si defilano quando la crisi non è gestibile per favorire nuovi introiti.
Ci saranno denari pubblici per aggiornare le strutture, ed attivare quello che manca?
La normalità è la meta a cui tendere oppure si può scegliere di rinnovare?
La libertà deve essere garantita, ho sentito dire, con il piccolo stravolgimento che sottolineava la libertà di fare affari senza vincoli, così, sempre si diceva, tutto ripartirà. Ma a fianco di questa nobile parola ho sempre immaginato che ci dovesse essere qualche altro concetto esplicativo, come giustizia, equità, solidarietà. Forse sarebbe più difficoltoso far funzionare in fretta ogni attività se si dovesse fare attenzione anche a questi concetti.
Nella nostra comunità la gestione del benessere sanitario è praticamente tutto nelle rendicontazioni economiche di privati. Lo storico palazzo sanità che ospitava qualche presidio pubblico si avvia alla demolizione, e non ho ancora capito se e da cosa verrà sostituito.
Quanti medici ci sono attivi sul territorio? E quanti pazienti? Quanti laboratori ed addetti? Quanti centri specialistici? Non so perchè ma dicendo queste cose pensavo che essendo al servizio dei cittadini, pagati dalla comunità, dovrebbero dipendere dalla struttura pubblica.
Ammalati, anziani, a rischio, su cui fare prevenzione, da seguire e da precedere.
Denari ed idee, abbinati a creare prosperità e crescita. E’ quello che mi aspetto da uno Stato, da una Regione, da un Comune, che assieme siano presenti fra i cittadini senza demandare ad altri una delle due o tre cose che rendono civili una società.
Ho un’immagine che collego a questo: alla nascita si chiede sempre se il bimbo sta bene, se ci riconosce, e se si da da fare. Come a dire: se il nuovo cittadino ha diritto alla sanità, alla possibilità di sviluppare conoscenza, ed avere un’attività. Prendendo in carico queste responsabilità e non dicendo ci penserà qualcun altro.
Repetita…, ma solo col cambiamento.
E nella scia del grande ottimismo che tutti sbandierano, mi ritrovo ad avere reale consolidato pessimismo.
Guariremo nel corpo? Certo, è la storia dell’umanità.
Cambieremo atteggiamento su quegli aspetti che consentirebbero un effettivo miglioramento riguardo alla salute in generale, che vuol dire produrre medicinali e fornire cure a disposizione di tutti, rispettare le persone e lo spazio che abitiamo, il nostro – per ora – pianeta, aiutare in qualunque modo sia possibile chi ha necessità, insomma essere parte della comunità umana e figli responsabili della madre natura? Lo faremo? Non credo proprio; io personalmente mi sforzerò nelle mie limitatezze, credo che altri lo faranno, ma saranno pochi, una minoranza. Chi sta nei posti delle decisioni rimanderà, perchè richiederebbe decisioni impopolari e non convenienti, ci sarà chi solleverà polveri e farà scoppiare mortaretti per distrarre da questo e portare il discorso da un’altra parte… Ma anche questo è la storia dell’umanità.”

Sandro Bovassi