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Articolo di Ottorino Pagani:
“In ecologia la resilienza è definita come: “la velocità con cui una comunità (o un sistema ecologico) ritorna al suo stato iniziale, dopo essere stata sottoposta a una perturbazione che l’ha allontanata da quello stato; le alterazioni possono essere causate sia da eventi naturali, sia da attività antropiche. Solitamente, la resilienza è direttamente proporzionale alla variabilità delle condizioni ambientali e alla frequenza di eventi catastrofici a cui si sono adattati una specie o un insieme di specie”. Con il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) questa parola ha trovato enfasi nel linguaggio tecnico-istituzionale e indica un obbiettivo importante del Piano di sviluppo europeo.
Ma perché dovremmo allenarci alla resilienza contro i cambiamenti climatici in corso d’opera?
Questo orientamento risulta coerente con la strategia comportamentale prevalente in questi tempi, cioè prestare attenzione ai soggetti che vivono determinate esperienze piuttosto che agli oggetti che possono causarle: se sollevare pesi diventa troppo doloroso, si è di fronte a una scelta: o si diminuisce il carico o si presta meno attenzione al dolore. La strategia che predilige questa seconda scelta porta al proliferare di investimenti e di consulenti in psicoterapie che hanno il compito di intervenire alterando le sensazioni degli individui per gestire in meglio le proprie attività ed esperienze. In linea con questa strategia è, anche, la recente scelta del governo italiano “di raddoppiare lo stanziamento annuale dei fondi destinati al potenziamento deiservizi trattamentali e psicologici negli istituti di pena, attraverso il coinvolgimento di esperti specializzati e di professionisti esterni all’amministrazione”. Probabilmente, il successo di questa strategia fa leva sull’evidenza che il nostro cervello è più …

Ma quanti sono e dove sono i parchi comunali? La risposta è facile basta consultare il censimento dei parchi e delle aree verdi nel volume “Paderno Dugnano. Gli spazi aperti e la città” edito dal Comune nel 1999. Oggi sono circa 34 i parchi e i giardini pubblici esistenti.
Forse però non è inutile ricordare come e quando sono nati i parchi pubblici a Paderno Dugnano. Molte amministrazioni, nel corso del tempo, vi hanno contribuito non solo quelle di sinistra. Diciamo però, senza tema di smentite che dal 1975 ad oggi le amministrazioni di centro-destra non ne hanno costruito nemmeno uno, anzi hanno tentato sempre di ridimensionarli, ritagliarli oppure eliminarli, come è successo con il parco di via Gorizia.
Il centrosinistra (e la Sinistra) invece si è sempre preoccupato per davvero di difendere, allargare, acquisire al patrimonio pubblico gli spazi e le aree verdi..Basta guardare alle date di nascita dei principali parchi comunali.
1.Il Parco Gadames nel 1978;
2.Il Parco della Cava Nord nel 1982;
3.Il Parco Borghetto nel 1986;
4.Il Parco Belloni nel 1997;
5.Il Parco Spinelli nel 1990;
5.Il Parco del Seveso nel 1997;
6.Il Parco del Grugnotorto-viale Bagatti nel 1995-2004.
Io penso che quest’opera di salvaguardia delle aree verdi non sia finita ma che si possa continuare a far crescere il patrimonio pubblico disponibile guardando a nuove acquisizioni. Anche di parchi.
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Quando parliamo di parchi dobbiamo innanzitutto ricordare che ci sono alcune considerazioni preliminari da fare.
La prima è che ci sono parchi privati e parchi pubblici. Tra quelli privati solo quelli storici sono vincolati dalle Sopraintendenze ai beni Architettonici ed Ambientali regionali.
I parchi pubblici hanno (semplificando) tre diverse tipi di protezione a seconda dei vincoli urbanistici che li definiscono: ci sono parchi comunali, parchi locali di interesse sovracomunale (PLIS ) come il Grugnotorto oggi Grubria e i parchi regionali, come il Parco Nord).
Il sistema dei vincoli che protegge quelle aree verdi, dentro il loro perimetro, è a protezione graduale. Però ogni area anche quelle dentro i parchi possono essere modificate da una maggioranza (di moderni Attila) che può cambiarne la destinazione.
Da noi è già successo con il tentativo del Parco di via Goriza, con la modifica del perimetro fatta da Alparone del parco PLIS per un’area a Incirano e dalla Regione Lombardia che ha tentato di modificare alcune aree del Parco Sud.
Quindi un parco non è per sempre. Bisogna sempre stare attenti. Questo vale anche per i parchi di Paderno Dugnano.
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Un parco è un parco è un parco, per parafrasare una celebre citazione di Gertrude Stein.
Però c’è parco e parco.
Innanzitutto quello che appare nell’immagine sopracitata, realizzata da una lista di centrodestra, è una mezza bufala. Primo perché quell’area non l’ha acquisita al patrimonio pubblico il centrodestra ma il centrosinistra prima del 2009. Secondo perché la sistemazione di quell’area è in corso in questi mesi e non c’entra nulla il centrodestra.
Se poi invece si intende ragionare davvero sulla possibilità di avere, in centro tra Paderno e Dugnano (tra le vie Rotondi e via Roma) un vero parco storico da rendere pubblico allora bisogna avere un po’ più di coraggio e guardare al programma della Lista Sinistra per Paderno Dugnano al segmento “più qualità ambientale”.
Lì dentro c’è una proposta che sottoponiamo a tutto il centrosinistra e a tutta la città.
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