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Un Si, nonostante Renzi Dopo il 4 viene il 5

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Ieri sera ho ascoltato con attenzione le argomentazioni di Cuperlo e di Pisapia, alla Libreria Feltrinelli di piazza Piemonte a Milano. Sono anch’io preoccupato di cosa succederà nel PD e nella sinistra dopo il 4 dicembre. Ma quel giorno non finirà né la storia né la sinistra. Non ci sarà la catastrofe se vincerà il No. E, se Renzi verrà ridimensionato, forse sarà un bene (per lui). Ciò nonostante, so che il 4 dicembre si deciderà se accettare o meno una riforma della Costituzione: quella che il Parlamento ha approvato. Non si tratterà né dell’ultima occasione di cambiamento né di fermare un rischio antidemocratico e neppure di regolare i conti con la sinistra o con Renzi. Sbagliano sia Renzi che ha personalizzato questo appuntamento sia coloro che, al contrario, lo personalizzano contro di lui.

 Giuliano Pisapia ha detto che vive lo scontro con grande disagio: “Mi sembra una guerra fratricida che può portare solo danni enormi a tutti. Il Pd diviso, i sindacati su posizioni opposte, il centrosinistra con posizioni diverse, parte della sinistra contro il Pd, l’Anpi che ha preso una posizione ufficiale ma singoli partigiani che si esprimono in dissenso… Sono un sostenitore accanito del valore dell’unità del centrosinistra perché sono consapevole – e lo dimostra la storia – che il centrosinistra vince solo se è unito. Ci si può dividere su singole scelte, ma bisogna avere lo sguardo lungo. E invece mi sembra di assistere, tra persone che hanno la stessa storia e gli stessi valori, a una continua e disastrosa polemica con grande gioia della destra e dei suoi compari”.

 Gianni Cuperlo ha difeso il …

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Quelli del 5 dicembre Un appello

5-dicCresce il disagio dentro la sinistra del PD e in aree del centrosinistra che non si vogliono dividere nella battaglia “campale “del 4 dicembre. Un’area che trova ancora pochi sostenitori perché la scadenza referendaria è stata trasformata in tifoserie contrapposte. Io personalmente aderisco a quest’appello, fatto di ragionevolezza e di contenuti non ideologici. “Costruire ponti e non muri” è un imperativo urgente anche dentro il centrosinistra se non si vogliono evocare spettri peggiori. Di seguito l’appello:

“Siamo democratiche e democratici. Abbiamo immaginato il PD, sin dalla sua nascita, come l’architrave di un centrosinistra largo, civico e con uno sguardo sul mondo. Viviamo con molta apprensione questa fase storica e siamo consapevoli di quanto il mondo sia entrato in una terra sconosciuta. Il progetto europeo che ha smarrito la sua anima, gli Stati Uniti in crisi d’identità, un nuovo ordine mondiale che ancora non si intravede: tutto questo alimenta incertezza e paure. E pesa sulla qualità e sulla capacità di tenuta delle nostre democrazie, alle prese con la crisi della rappresentanza e della fiducia.
Noi pensiamo che proprio in un passaggio come questo occorra un cambiamento profondo e una sinistra del nuovo secolo che lo interpreti. La sinistra, in Europa e nel mondo, è diventata fragile, afona, impotente. Ma il punto è esattamente questo: la sinistra sta perdendo l’appuntamento con la storia perché banalmente ha smesso di fare il suo mestiere.

Milioni di persone in tutto il mondo, che un tempo avremmo chiamato ceto medio, sono alle prese con un impatto drammatico della crisi di questi anni sulle proprie condizioni materiali, con il rischio sempre più reale di restare fuori dal …

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Dopo il 4 viene il 5 La Sinistra Dem in campo

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Ricevo dalla parlamentare Barbara Pollastrini il seguente comunicato, con allegato il documento della Sinistra Dem, che volentieri pubblico:

“Mi piace. Dopo il 4 viene il 5. Ci sarà bisogno di unire il Paese, di ricostruire il nuovo centrosinistra e di un Pd diverso.

Ma per farlo bisogna volerlo. Anche per questo condivo l’impegno e la scelta di Cuperlo nel tentare di accorciare le distanze almeno sulle regole della rappresentanza (elezione diretta dei senatori e nuova legge elettorale per la Camera). Le persone di buona volontà, chiunque vinca, devono immaginare “il giorno dopo” e unire la sinistra di governo, dentro e fuori al Pd. A chi alza steccati nel nostro campo rispondo con la parola “ponte”. L’uso del referendum come una sciabola per dividere il bene dal male è stato un grave errore il cui primo responsabile è il premier. Mai come oggi il nostro compito è bloccare l’avanzata di destre xenofobe e isolazioniste.

Se alziamo lo sguardo al mondo, diventa ancora più evidente che nessun partito o leader basta a se stesso, per organizzare il pensiero e unire un popolo, a partire dagli ultimi, verso traguardi di uguaglianza e di libertà.

D’altronde lo capiamo a partire dalle nostre città. A Milano abbiamo con tenacia difeso l’esperienza di un centrosinistra largo e civico e abbiamo vinto.”

Se ritieni di condividere (e/o promuovere) questo impegno e questa impostazione (vedi doc. allegato) manda il tuo “Ok” di assenso a sinistradem.milano@gmail.com 

Ecco di seguito il  documento della Sinistra Dem:…

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La loro Rivoluzione e la nostra?

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La parola “rivoluzione” è sempre stata, insieme alla parola “riforme”, familiare al linguaggio della sinistra, sin dagli albori del movimento operaio. Poi, grosso modo a partire dagli anni ’80, è scomparsa dal suo lessico diventando un tabù impronunciabile o un “arcaismo” di gruppi minoritari. Oggi inaspettatamente, quando tutti a sinistra hanno paura di pronunciare questa parola, essa viene usata con forza dalla destra. La Rivoluzione è all’ordine del giorno ed è una Rivoluzione contro l’ordine delle cose esistenti imputato “abilmente”, ma a torto, alla sinistra. “La destra è cambiamento” e la sinistra è descritta come conservazione. Così eccoci a Trump. In realtà si vogliono cambiare e distruggere le conquiste che i progressisti hanno ottenuto nei decenni scorsi in ordine a uguaglianza, opportunità, diritti e welfare. “La lotta di classe esiste e la stanno vincendo le classi dominanti.” (L. Gallino: la lotta di classe dopo la lotta di classe). O forse contro Trump c’era un sinistra troppo alla camomilla? Il triste presago del filosofo Slavoj Zizek si è avverato ma mi chiedo se “bisogna votare Trump perché la sinistra si radicalizzi e impari?”. O forse più semplicemente “non conosciamo il nostro paese”. E questo vale anche per noi, in Italia? Non so se è una riprova che “al centro non si vince” con la moderazione compassionevole di una sinistra integrata e impotente contro la globalizzazione, la finanza, la rivoluzione digitale che distrugge lavoro e gli imponenti flussi migratori. Certo la Destra offre soluzioni apparentemente efficaci ma che si riveleranno presto disastrose. Ma intanto vince in America. E domani?…