Un’impetuosa ondata populista sta sommergendo l’Europa. Vediamo forze politiche, portatrici di ideologie, esaltanti il sangue, il suolo, il popolo primigenio, sulle quali la storia sembrava avesse pronunciato una sentenza in giudicato, raggiungere consensi inusitati, come il Front National in Francia, la Lega Nord e Casa Pound in Italia, Alternative für Deutschland (AFD) in Germania, il Partito della libertà (FPÖ) in Austria, il Partito per la Libertà (PVV) in Olanda.
L’Austria pochi mesi fa ha visto la nascita del governo del giovane Kurz, con la partecipazione nell’esecutivo di tre esponenti dell’estrema destra razzista e xenofoba di Strache, a cui sono stati affidati dicasteri di peso, come quelli dell’interno, degli esteri e della difesa. Vi sono paesi, poi, che da tempo sono retti da governi fortemente autoritari e illiberali, come la Polonia e l’Ungheria. Quest’ultima, pochi giorni fa, ha visto la riconferma al governo, per la quarta volta consecutiva, con il 50% dei consensi, del nazionalista Victor Horban. Non molto meglio vanno le cose nella Repubblica Ceca e in quella Slovacca che insieme a Polonia e Ungheria costituiscono il c.d. gruppo di Visegràd; gruppo che è diventato il “cuore di tenebra” europeo
A fronte della rapida crescita di questi movimenti di destra, la sinistra, in tutte le sue componenti (marxiste, socialiste, ecologiste, liberali), di converso, versa in una situazione drammatica, tanto drammatica da apparire, secondo alcuni, irreversibile.
Come è potuto accadere tutto ciò, come è potuto accadere che la sinistra che si è posta, fin dalla sua nascita, il compito di trasformare il mondo, dando una speranza e una ragione di vita a milioni di persone, si sia ridotta ad una …



