Dopo il 4 viene il 5

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cuperlo

Ricevo dalla parlamentare Barbara Pollastrini il seguente comunicato, con allegato il documento della Sinistra Dem, che volentieri pubblico:

“Mi piace. Dopo il 4 viene il 5. Ci sarà bisogno di unire il Paese, di ricostruire il nuovo centrosinistra e di un Pd diverso.

Ma per farlo bisogna volerlo. Anche per questo condivo l’impegno e la scelta di Cuperlo nel tentare di accorciare le distanze almeno sulle regole della rappresentanza (elezione diretta dei senatori e nuova legge elettorale per la Camera). Le persone di buona volontà, chiunque vinca, devono immaginare “il giorno dopo” e unire la sinistra di governo, dentro e fuori al Pd. A chi alza steccati nel nostro campo rispondo con la parola “ponte”. L’uso del referendum come una sciabola per dividere il bene dal male è stato un grave errore il cui primo responsabile è il premier. Mai come oggi il nostro compito è bloccare l’avanzata di destre xenofobe e isolazioniste.

Se alziamo lo sguardo al mondo, diventa ancora più evidente che nessun partito o leader basta a se stesso, per organizzare il pensiero e unire un popolo, a partire dagli ultimi, verso traguardi di uguaglianza e di libertà.

D’altronde lo capiamo a partire dalle nostre città. A Milano abbiamo con tenacia difeso l’esperienza di un centrosinistra largo e civico e abbiamo vinto.”

Se ritieni di condividere (e/o promuovere) questo impegno e questa impostazione (vedi doc. allegato) manda il tuo “Ok” di assenso a sinistradem.milano@gmail.com 

Ecco di seguito il  documento della Sinistra Dem:

 

DOPO IL 4 DICEMBRE VIENE IL 5!

 

Dopo il referendum ci sarà bisogno di un Pd e di una sinistra più uniti e forti.

Ce lo chiedono domande, paure e speranze di milioni di persone in Italia. Ce lo chiedono i venti che soffiano sul mondo dopo la vittoria traumatica di Trump e di fronte al rischio di un collasso politico dell’Europa.

L’ispirazione della nostra associazione rimane la costruzione di un nuovo centrosinistra di governo, largo e civico. Questa era e resta la condizione per vincere le prossime elezioni politiche come ha confermato l’ultimo voto amministrativo a cominciare da Milano e altre città.

Il Pd per cui ci battiamo deve cambiare. Rinnovare il legame con quanti oggi si sentono lontani e che possiamo riavvicinare solo a condizione di una svolta nelle classi dirigenti, nello stile, nell’ascolto e nella vicinanza verso chi paga il prezzo più duro della crisi. Un partito che torni a parlare a culture, società, movimenti. D’altra parte lo stesso referendum si svolgerà in un contesto più ampio che investe l’avvenire dell’Italia e del mondo.

Viviamo uno tra i momenti più difficili dalla nascita del Pd per divisioni che pesano dentro e fuori il nostro partito. E una stagione che, per la prima volta, sembra mettere in discussione fino dentro l’Europa e l’Occidente quei principi fondanti della democrazia che abbiamo ereditato e ritenuto a lungo intoccabili.

Per queste ragioni rivendichiamo l’impegno e la scelta di Cuperlo nel tentare di accorciare le distanze almeno sul terreno delle regole della rappresentanza (elezione diretta dei senatori e impianto della nuova legge elettorale per la Camera). Il lavoro della commissione appare una nota di responsabilità in un quadro di eccessi e incomunicabilità. Capiamo che la scelta di Gianni è stata sofferta anche perché non condivisa da tutti. Ma comunque vadano le cose è utile che vi sia chi immagina un “giorno dopo” meno traumatico per il Paese e le istituzioni.

A chi alza steccati nel campo democratico rispondiamo con la parola “ponte”. Perché la storia del Paese ha già pagato prezzi alti alle divisioni dei progressisti. Per noi da sempre il pluralismo nella società e nei partiti è una risorsa. Anche tra noi avremo molti che voteranno Sì e altri che sceglieranno il No. Così vive quel “Campo Aperto” che abbiamo voluto assumere nel nome. E ribadiamo che dentro il Partito Democratico a ciascuno vanno riconosciuti rispetto e agibilità democratica qualsiasi sia la volontà di voto.

Riteniamo un errore avere drammatizzato e personalizzato il referendum e di questo le prime responsabilità sono del premier e di parte del governo. Parliamo di un tema che fino dall’inizio doveva essere prerogativa del Parlamento e che dovrebbe ispirare a tutti un tasso di laicità, rispetto e ascolto, come è giusto che sia quando si discute e si decide su una parte della Costituzione, e dunque su qualcosa che precede e persino prescinde dalle maggioranze del momento.

Mai come oggi compito della sinistra è bloccare l’avanzata di destre xenofobe e antieuropeiste. Noi lavoriamo per costruire ponti e alleanze capaci di aggredire le sfide future. Per riuscirci serve ancorare il Pd a quel centrosinistra che, come sempre, sarà giudicato da valori e scelte su diritti umani, lavoro, uguaglianza.

Dopo il 4 dicembre viene il 5!