Un Si, nonostante Renzi

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Ieri sera ho ascoltato con attenzione le argomentazioni di Cuperlo e di Pisapia, alla Libreria Feltrinelli di piazza Piemonte a Milano. Sono anch’io preoccupato di cosa succederà nel PD e nella sinistra dopo il 4 dicembre. Ma quel giorno non finirà né la storia né la sinistra. Non ci sarà la catastrofe se vincerà il No. E, se Renzi verrà ridimensionato, forse sarà un bene (per lui). Ciò nonostante, so che il 4 dicembre si deciderà se accettare o meno una riforma della Costituzione: quella che il Parlamento ha approvato. Non si tratterà né dell’ultima occasione di cambiamento né di fermare un rischio antidemocratico e neppure di regolare i conti con la sinistra o con Renzi. Sbagliano sia Renzi che ha personalizzato questo appuntamento sia coloro che, al contrario, lo personalizzano contro di lui.

 Giuliano Pisapia ha detto che vive lo scontro con grande disagio: “Mi sembra una guerra fratricida che può portare solo danni enormi a tutti. Il Pd diviso, i sindacati su posizioni opposte, il centrosinistra con posizioni diverse, parte della sinistra contro il Pd, l’Anpi che ha preso una posizione ufficiale ma singoli partigiani che si esprimono in dissenso… Sono un sostenitore accanito del valore dell’unità del centrosinistra perché sono consapevole – e lo dimostra la storia – che il centrosinistra vince solo se è unito. Ci si può dividere su singole scelte, ma bisogna avere lo sguardo lungo. E invece mi sembra di assistere, tra persone che hanno la stessa storia e gli stessi valori, a una continua e disastrosa polemica con grande gioia della destra e dei suoi compari”.

 Gianni Cuperlo ha difeso il documento del Pd, che ha sottoscritto, sulla riforma dell’italicum. Oggettivamente un risultato quasi incredibile, se si pensa che solo fino a pochi mesi fa Renzi diceva “l’Italicum non si tocca”. “So per primo che l’intesa raggiunta non ricompone la frattura consumata nella sinistra, dentro e fuori il Pd -ha aggiunto- e che la battaglia politica e culturale continua perché, per quanto il passaggio di oggi sia rilevante, quella battaglia riguarda la ragione stessa e la strategia di una sinistra nuova e di un partito che in molte cose deve cambiare e in profondità”. Cuperlo ha concluso dicendo che: “..tenere aperto il dialogo e l’ascolto delle ragioni degli altri, prima di tutto all’interno della forza più grande del centrosinistra, è la condizione per guardare avanti. Per quanto mi riguarda quel “giorno dopo” lo immagino come un impegno nella costruzione di un nuovo centrosinistra competitivo alle elezioni politiche. “

Insomma si può votare Sì senza per questo essere renziani. Per concludere mi domando:”Se non posso fidarmi delle argomentazioni di Renzi e dei pasdaran del renzismo  non devo farlo neppure con  quelle di Cuperlo e di Pisapia”?  Dovrei fidarmi di quelle di Grillo e di Salvini, sulle possibilità di cambiamento della legge elettorale? Qui in gioco non c’è l’antipatia per un leader arrogante (e indifferente alle sorti della sinistra italiana) ma il futuro del paese e della sinistra. Entrambi sono più importanti di Renzi. Per questo nonostante non condivida moltissime delle argomentazioni dei renziani ritengo responsabile esprimere un voto a favore di una riforma , brutta e fatta male, piuttosto che contribuire al successo di un fronte nel quale populismi e destra capitalizzeranno il risultato. So anche che il No potrà riaprire forse qualche opportunità anche a sinistra, ma il prezzo di una vittoria delle destre e del M5S mi sembra francamente troppo alto. Non mi convince l’idea che per battere Renzi debba far vincere Salvini-Meloni-Berlusca e Grillo.Dopo il 4 viene il 5. Tutto sarà più difficile ma bisognerà cominciare a ricostruire e ad unire tutto il mondo della sinistra che oggi è diviso tra il Si e il No, se non vogliamo spalancare le porte alla destra e ai populismi.

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