Il tema della povertà e dell’Italia che fatica non è trendy. Una certa narrazione della politica moderna (a partire da Berlusconi) ci ha abituati, o illuso, all’ottimismo e a pensare che guardare in faccia le difficoltà di tanti italiani sia “disfattismo”. Invece è l’unico modo per capire davvero questo paese. Tra i pochi che da sempre si occupa con onestà e grande professionalità di questi temi c’è Chiara Saraceno, forse la più grande sociologa italiana. Io, anche per professione, la seguo con particolare attenzione. Saraceno non smette mai di studiare, di analizzare, di criticare e di proporre anche se la politica l’ascolta troppo poco. Oggi un suo nuovo articolo sul quotidiano La Repubblica fa riflettere fin dal titolo: “Le banche da salvare e la povertà dimenticata”. Val la pena rileggerlo.
“CI SONO molte buone ragioni perché lo Stato intervenga a sostegno delle banche. Accanto alla protezione dei piccoli risparmiatori ingannati da impiegati senza scrupoli e soprattutto da amministratori non particolarmente competenti, occorre anche evitare un effetto domino sull’intero sistema creditizio italiano, con conseguenze devastanti sulla tenuta dell’economia del Paese. Anzi, come è stato osservato da più parti, nel caso Monte dei Paschi l’intervento è stato troppo tardivo e preceduto da decisioni pasticciate e inefficaci, che hanno fatto ulteriormente alzare il prezzo del salvataggio.
In questa vicenda rimane tuttavia lo sconcerto per l’enorme scarto che c’è tra i fondi stanziati per questo e precedenti salvataggi più o meno riusciti, uniti alla inefficacia dei controlli e alla incompetenza degli “esperti, e l’estrema riluttanza con cui si procede nel campo delle politiche sociali, che pure dovrebbero essere considerate una forma indispensabile di investimento …



