Categoria: Politica

Home Politica
Articolo

E ora? "Cambiare radicalmente il PD"

costituzione-si-noCi vorrà un pò di tempo per analisi approfondite, anche locali. Intanto riporto l’intervista a Gianni Cuperlo, di Alessandro Trocino da “Il Corriere della sera” di lunedì 5 dicembre 2016, che mi sembra affronti con lucidità alcuni dei problemi sul tappeto.

ROMA – Se Matteo Renzi è il grande sconfitto di queste elezioni, l`altro sconfitto nel Pd è sicuramente Gianni Cuperlo. Strappando con la minoranza, ha firmato con il segretario un accordo sull`Italicum, dando il via libera suo (ma non della minoranza) al Sì al referendum.

È anche una sua sconfitta?
«Io ho cercato di tenere unito il Pd e in questo senso non mi sento sconfitto. Ho difeso una coerenza».

Perché ha vinto il No?
«È una sconfitta severa. Immaginare di guidare la rivolta contro la casta mentre si è seduti sulla poltrona più alta del governo si è rivelata una mossa sbagliata».

Sono stati gli elettori pd a bocciare la riforma e Renzi? 
«È stata la larga maggioranza di chi ha votato. Sugli elettori del Pd vedremo, la mia impressione è che una buona parte ha votato Sì. Ma il campo del centrosinistra era diviso e un pezzo ampio del Paese ha espresso un giudizio negativo sul governo e sul premier. Penso ci fossero almeno due ragioni serie per non far fallire anche questo tentativo. Da un lato la crisi delle democrazie e ciò che sta producendo in Europa e negli Usa. La saldatura tra la delusione del ceto medio e l`impotenza della politica a risolvere i bisogni di milioni di famiglie. Dall`altro il rischio che la sconfitta in un referendum divenuto un plebiscito spostasse verso …

Articolo

Vince il No anche a Paderno Dugnano Come in tutta Italia

logo-comitato-no14

 

Come in tutta Italia anche Paderno Dugnano ha scelto il No. Il voto ha visto una forte affluenza alle urne pari al 75,68%.

Il Si ha avuto 12.605 voti pari al 45,64%

il No ha avuto 15.014 voti pari al 54,36%

Al di là del leggero scostamento dalle proiezioni nazionali il No ha vinto in tutti i quartieri di Paderno Dugnano. C’è materia per riflettere dentro e fuori il PD. Ed è già il 5 dicembre.

Articolo

Un Si, nonostante Renzi Dopo il 4 viene il 5

img-20161130-wa0003

 

Ieri sera ho ascoltato con attenzione le argomentazioni di Cuperlo e di Pisapia, alla Libreria Feltrinelli di piazza Piemonte a Milano. Sono anch’io preoccupato di cosa succederà nel PD e nella sinistra dopo il 4 dicembre. Ma quel giorno non finirà né la storia né la sinistra. Non ci sarà la catastrofe se vincerà il No. E, se Renzi verrà ridimensionato, forse sarà un bene (per lui). Ciò nonostante, so che il 4 dicembre si deciderà se accettare o meno una riforma della Costituzione: quella che il Parlamento ha approvato. Non si tratterà né dell’ultima occasione di cambiamento né di fermare un rischio antidemocratico e neppure di regolare i conti con la sinistra o con Renzi. Sbagliano sia Renzi che ha personalizzato questo appuntamento sia coloro che, al contrario, lo personalizzano contro di lui.

 Giuliano Pisapia ha detto che vive lo scontro con grande disagio: “Mi sembra una guerra fratricida che può portare solo danni enormi a tutti. Il Pd diviso, i sindacati su posizioni opposte, il centrosinistra con posizioni diverse, parte della sinistra contro il Pd, l’Anpi che ha preso una posizione ufficiale ma singoli partigiani che si esprimono in dissenso… Sono un sostenitore accanito del valore dell’unità del centrosinistra perché sono consapevole – e lo dimostra la storia – che il centrosinistra vince solo se è unito. Ci si può dividere su singole scelte, ma bisogna avere lo sguardo lungo. E invece mi sembra di assistere, tra persone che hanno la stessa storia e gli stessi valori, a una continua e disastrosa polemica con grande gioia della destra e dei suoi compari”.

 Gianni Cuperlo ha difeso il …

Articolo

Quelli del 5 dicembre Un appello

5-dicCresce il disagio dentro la sinistra del PD e in aree del centrosinistra che non si vogliono dividere nella battaglia “campale “del 4 dicembre. Un’area che trova ancora pochi sostenitori perché la scadenza referendaria è stata trasformata in tifoserie contrapposte. Io personalmente aderisco a quest’appello, fatto di ragionevolezza e di contenuti non ideologici. “Costruire ponti e non muri” è un imperativo urgente anche dentro il centrosinistra se non si vogliono evocare spettri peggiori. Di seguito l’appello:

“Siamo democratiche e democratici. Abbiamo immaginato il PD, sin dalla sua nascita, come l’architrave di un centrosinistra largo, civico e con uno sguardo sul mondo. Viviamo con molta apprensione questa fase storica e siamo consapevoli di quanto il mondo sia entrato in una terra sconosciuta. Il progetto europeo che ha smarrito la sua anima, gli Stati Uniti in crisi d’identità, un nuovo ordine mondiale che ancora non si intravede: tutto questo alimenta incertezza e paure. E pesa sulla qualità e sulla capacità di tenuta delle nostre democrazie, alle prese con la crisi della rappresentanza e della fiducia.
Noi pensiamo che proprio in un passaggio come questo occorra un cambiamento profondo e una sinistra del nuovo secolo che lo interpreti. La sinistra, in Europa e nel mondo, è diventata fragile, afona, impotente. Ma il punto è esattamente questo: la sinistra sta perdendo l’appuntamento con la storia perché banalmente ha smesso di fare il suo mestiere.

Milioni di persone in tutto il mondo, che un tempo avremmo chiamato ceto medio, sono alle prese con un impatto drammatico della crisi di questi anni sulle proprie condizioni materiali, con il rischio sempre più reale di restare fuori dal …