Cresce il disagio dentro la sinistra del PD e in aree del centrosinistra che non si vogliono dividere nella battaglia “campale “del 4 dicembre. Un’area che trova ancora pochi sostenitori perché la scadenza referendaria è stata trasformata in tifoserie contrapposte. Io personalmente aderisco a quest’appello, fatto di ragionevolezza e di contenuti non ideologici. “Costruire ponti e non muri” è un imperativo urgente anche dentro il centrosinistra se non si vogliono evocare spettri peggiori. Di seguito l’appello:
“Siamo democratiche e democratici. Abbiamo immaginato il PD, sin dalla sua nascita, come l’architrave di un centrosinistra largo, civico e con uno sguardo sul mondo. Viviamo con molta apprensione questa fase storica e siamo consapevoli di quanto il mondo sia entrato in una terra sconosciuta. Il progetto europeo che ha smarrito la sua anima, gli Stati Uniti in crisi d’identità, un nuovo ordine mondiale che ancora non si intravede: tutto questo alimenta incertezza e paure. E pesa sulla qualità e sulla capacità di tenuta delle nostre democrazie, alle prese con la crisi della rappresentanza e della fiducia.
Noi pensiamo che proprio in un passaggio come questo occorra un cambiamento profondo e una sinistra del nuovo secolo che lo interpreti. La sinistra, in Europa e nel mondo, è diventata fragile, afona, impotente. Ma il punto è esattamente questo: la sinistra sta perdendo l’appuntamento con la storia perché banalmente ha smesso di fare il suo mestiere.
Milioni di persone in tutto il mondo, che un tempo avremmo chiamato ceto medio, sono alle prese con un impatto drammatico della crisi di questi anni sulle proprie condizioni materiali, con il rischio sempre più reale di restare fuori dal …



