Elezioni sindacali alla Clinica San Carlo Dopo 15 anni

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Ieri il sindacato FP-CGIL della Lombardia ha diffuso il seguente comunicato stampa: “ 2 dic. – Da quindici anni non votavano per eleggere i propri rappresentanti sindacali. Finalmente le elezioni sono arrivate: lavoratrici e lavoratori della clinica San Carlo di Paderno Dugnano, storica realtà privata della sanità milanese, hanno scelto a larga maggioranza la Cgil. Su 217 voti validi, 145 sono andati alla Funzione Pubblica Cgil (il 67%), 72 voti al Nursing Up. Grande la soddisfazione della categoria. Daniela Repuzzi, funzionaria Fp Cgil Milano, commenta: “Questo risultato è il frutto di un’intensa attività sindacale, siamo contenti della fiducia che abbiamo ricevuto. I nuovi rappresentanti lavoreranno soprattutto su tre grosse questioni: i turni di servizio, le assunzioni, l’apertura di un tavolo per ottenere il premio di risultato che i dipendenti attendono da anni. Se l’amministrazione è riuscita a investire per ampliare la struttura, può investire anche nel personale”.

Do questa comunicazione della Funzione Pubblica CGIL perché è una novità e perché mi sembra confermare il segnale che “qualcosa è cambiato” come affermava Emanuele Macaluso, nel suo editoriale sull’Unità del 30 novembre. Lui alludeva alla novità della firma del contratto dei metalmeccanici che dopo 15 anni ha raccolto le firme dei tre sindacati maggiori Fiom-Fim e Uilm. Un contratto che riporta in primo piano il sindacato, la contrattazione e i lavoratori. Dopo c’è stato anche l’accordo unitario CGIL-CISL-UIL sulla cornice per il rinnovo dei contratti del Pubblico impiego (stato, enti locali, sanità..). Segnali importanti perché riportano al centro dell’attenzione,  del mondo politico  che oggi li ignora, la vita reale delle persone. Importanti questi atti perché smentiscono “chi riteneva …

Un Si, nonostante Renzi Dopo il 4 viene il 5

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Ieri sera ho ascoltato con attenzione le argomentazioni di Cuperlo e di Pisapia, alla Libreria Feltrinelli di piazza Piemonte a Milano. Sono anch’io preoccupato di cosa succederà nel PD e nella sinistra dopo il 4 dicembre. Ma quel giorno non finirà né la storia né la sinistra. Non ci sarà la catastrofe se vincerà il No. E, se Renzi verrà ridimensionato, forse sarà un bene (per lui). Ciò nonostante, so che il 4 dicembre si deciderà se accettare o meno una riforma della Costituzione: quella che il Parlamento ha approvato. Non si tratterà né dell’ultima occasione di cambiamento né di fermare un rischio antidemocratico e neppure di regolare i conti con la sinistra o con Renzi. Sbagliano sia Renzi che ha personalizzato questo appuntamento sia coloro che, al contrario, lo personalizzano contro di lui.

 Giuliano Pisapia ha detto che vive lo scontro con grande disagio: “Mi sembra una guerra fratricida che può portare solo danni enormi a tutti. Il Pd diviso, i sindacati su posizioni opposte, il centrosinistra con posizioni diverse, parte della sinistra contro il Pd, l’Anpi che ha preso una posizione ufficiale ma singoli partigiani che si esprimono in dissenso… Sono un sostenitore accanito del valore dell’unità del centrosinistra perché sono consapevole – e lo dimostra la storia – che il centrosinistra vince solo se è unito. Ci si può dividere su singole scelte, ma bisogna avere lo sguardo lungo. E invece mi sembra di assistere, tra persone che hanno la stessa storia e gli stessi valori, a una continua e disastrosa polemica con grande gioia della destra e dei suoi compari”.

 Gianni Cuperlo ha difeso il …

Quelli del 5 dicembre Un appello

5-dicCresce il disagio dentro la sinistra del PD e in aree del centrosinistra che non si vogliono dividere nella battaglia “campale “del 4 dicembre. Un’area che trova ancora pochi sostenitori perché la scadenza referendaria è stata trasformata in tifoserie contrapposte. Io personalmente aderisco a quest’appello, fatto di ragionevolezza e di contenuti non ideologici. “Costruire ponti e non muri” è un imperativo urgente anche dentro il centrosinistra se non si vogliono evocare spettri peggiori. Di seguito l’appello:

“Siamo democratiche e democratici. Abbiamo immaginato il PD, sin dalla sua nascita, come l’architrave di un centrosinistra largo, civico e con uno sguardo sul mondo. Viviamo con molta apprensione questa fase storica e siamo consapevoli di quanto il mondo sia entrato in una terra sconosciuta. Il progetto europeo che ha smarrito la sua anima, gli Stati Uniti in crisi d’identità, un nuovo ordine mondiale che ancora non si intravede: tutto questo alimenta incertezza e paure. E pesa sulla qualità e sulla capacità di tenuta delle nostre democrazie, alle prese con la crisi della rappresentanza e della fiducia.
Noi pensiamo che proprio in un passaggio come questo occorra un cambiamento profondo e una sinistra del nuovo secolo che lo interpreti. La sinistra, in Europa e nel mondo, è diventata fragile, afona, impotente. Ma il punto è esattamente questo: la sinistra sta perdendo l’appuntamento con la storia perché banalmente ha smesso di fare il suo mestiere.

Milioni di persone in tutto il mondo, che un tempo avremmo chiamato ceto medio, sono alle prese con un impatto drammatico della crisi di questi anni sulle proprie condizioni materiali, con il rischio sempre più reale di restare fuori dal …