In Italia la lotta alle mafie e alla corruzione sembra essere un problema ormai risolto.
Sarà per questo, infatti, che in campagna elettorale la tematica non è oggetto di discussione e in alcune liste sono state candidate persone discutibili.
Leggendo i programmi elettorali delle diverse forze politiche si resta amaramente sorpresi nel constatare come le parole “mafie”, “corruzione”, “legalità” siano o assenti o citate pochissime volte, contrariamente a parole come “tasse”, “pensioni”, “immigrazione” e “sicurezza”.
In Italia non passa giorno in cui non vi siano arresti per mafia e corruzione, che si sequestrino e confischino beni e aziende per milioni di euro, che si celebrino processi con decine di imputati. Non solo al Sud, ma con sempre maggiore frequenza anche al Centro-Nord.
Agli “Stati generali della lotta alle mafie” organizzati a Milano dal Ministero della Giustizia e a “Contromafiemafiecorruzione” organizzata da Libera a Roma è stato forte l’allarme lanciato da diversi esponenti della magistratura, delle forze di polizia, del mondo accademico, sociale e religioso rispetto all’occupazione e al condizionamento mafioso della politica e dell’economia. Forte è stato anche il richiamo alla necessità di applicare nell’immediato alcuni recenti provvedimenti normativi, come il nuovo Codice antimafia, nonché di operare sul versante educativo e culturale, investendo risorse per potenziare il lavoro che si sta portando avanti da diversi anni in tante scuole e università italiane. Si tratta di preoccupazioni e richieste riportate anche nella Relazione conclusiva della Commissione parlamentare antimafia presentata alcuni giorni fa.…



