La risposta di Alparone alla petizione dei Cittadini per salvare il Parco di Via Gorizia Raccolte più di 3.000 firme di Cittadini padernesi

Abbiamo ricevuto il riscontro del Sindaco alla petizione “SALVIAMO IL PARCO di Via GORIZIA – Via DALLA CHIESA” e non possiamo evitare di replicare per un bisogno irrinunciabile di chiarezza. LINK alla Lettera del Sindaco
Il titolo della petizione è chiaro. Non è, quindi, giocando con le parole, che il Sindaco può sperare di eludere la questione di fondo della variante RE3. I Cittadini che in numero massiccio hanno firmato la petizione non sono degli sprovveduti, come si vorrebbe far credere. Hanno capito benissimo dove l’attuale giunta intende consentire l’edificazione.

Inutile il tentativo, goffo e maldestro, di non riconoscere la dignità di PARCO allo spazio verde, utilizzato per un’operazione immobiliare, definendolo semplicemente e riduttivamente “area”.

La precisazione poi, che non è prevista alcuna edificazione nemmeno nell’attuale campo di calcio, oltre che essere di una banalità disarmante, contiene in se’ una carica offensiva alla comune intelligenza che non dovrebbe essere consentita ad un primo cittadino.

La riqualificazione del PARCO di via Gorizia/Dalla Chiesa, presentata come una contropartita, è una operazione che una Amministrazione attenta avrebbe già dovuto realizzare, all’interno di una strategia più generale di manutenzione dei parchi e delle aree verdi comunali.

Sottolineare, adesso, la valenza di questo intervento è puramente strumentale.

Parlare infine, come fa il Sindaco, di numero degli appartamenti che saranno edificati nel parco è, in sé, una questione marginale.

Ciò che i cittadini devono sapere, invece, è che nelle aree situate tra via Roma e via Camposanto, il PGR vigente negli anni 90 prevedeva una volumetria edificatoria di 2.800 mc.

Successivamente la Giunta Alparone ha aumentato la volumetria a 14.734 mc.

Quindi, sbandierare adesso la

Fine di Campo Progressista? Impossibile il confronto con il PD

Avevamo guardato con interesse al tentativo di Giuliano Pisapia di condizionare e cambiare le politiche del PD per ricostruire un ‘alleanza di centrosinistra ma questo tentativo è fallito. Oggi lo ammette lo stesso Pisapia che però ancora non è conseguente e sembra annunciare solo un ritiro personale dalla scena politica. Troppo poco. Ora probabilmente si impone una scelta diversa. Vedremo. Leggiamo intanto il comunicato stampa che ho ricevuto dagli amici di Campo Progressista:

“Roma, 6 dicembre 2017 – Bertold Brecht: <Chi combatte rischia di perdere, chi non combatte ha già perso>.

“Campo Progressista ha combattuto, ma c’è un momento in cui le speranze di trasformare un progetto in realtà diventano irragionevoli illusioni. Questo è quel momento.

I pericoli per l’Italia rimangono il ritorno a un passato che ha già fallito e le sirene di un movimento che ovunque abbia provato non si è dimostrato all’altezza di governare. Sono le convinzioni che mi hanno spinto per oltre un anno a cercare caparbiamente una strada per l’unità di un nuovo centrosinistra. Tenere insieme le persone che condividono gli stessi valori e che hanno dimostrato, nei tanti luoghi in cui lavorano, di essere in grado di avvicinarli alla realtà, è l’unica strada per evitare i rischi fortissimi che incombono con il Paese nelle mani delle destre.

Non ho cambiato idea: resto convinto che nel vasto campo del centrosinistra sono più le cose che uniscono rispetto a quelle che dividono. Le scelte miopi ed egoiste del voto in Sicilia sono la prova certa di esiti disastrosi. Resto anche convinto che sia necessario rinnovare radicalmente e dare nuove forme a quella nobile forma di partecipazione …

E’ arrivato il REI Un altro pasticcio

Dal 1 di dicembre abbiamo tutti capito che è iniziata una nuova fase per i cittadini poveri. Infatti stampa e televisione hanno inscenato una massiccia campagna di informazione (in realtà di puro marketing) per comunicarci che, da quella data, i poveri potranno godere di un sussidio importante.  Ma è davvero così? Purtroppo no.

C’è stata solo una imponente campagna di marketing per far credere che le cose sono cambiate ma la verità è ben più dolorosa. Mi occupo professionalmente di servizi sociali, da ormai più di 15 anni, e purtroppo devo constatare che anche questa volta il provvedimento del governo non si è discostato dall’idea di un intervento insufficiente, mal concepito, mal organizzato e alla fine estemporaneo. Non risolve davvero i problemi annosi che il paese ha davanti a sé.

Intendiamoci non si vuole dire che non si è fatto nulla perché “qualcosa è sempre meglio di niente”. Ma questo intervento, dopo la sperimentazione di un anno di SIA non va nella giusta direzione e ancora una volta rappresenta un fenomeno di quella “metastasi di welfare”, come qualcuno ha chiamato le politiche sociali di questi ultimi 10 anni. Interventi frammentari, non universali, che non affrontano strutturalmente alcun problema sociale ma tamponano e selezionano l’accesso allo stato sociale solo di poche persone.

E’ successo per il sostegno dei disabili a scuola, per la mediazione culturale, per il trasporto e l’accesso al lavoro dei disabili, per gli anziani malati cronici, per le malattie psichiatriche, per il dopo di noi, e ora per la povertà. Basta leggere gli interventi di Chiara Saraceno per capire come l’evoluzione dello stato sociale italiano sia sempre più …

Erosione di suolo Proliferano parcheggi single

Sul consumo di suolo si è fatto in questi anni molta confusione.

Non solo politica ma anche normativa. Ci sono leggi nazionali (in realtà un disegno di legge n. 2383 del 13/05/2016 sul consumo di suolo, non ancora in vigore Contenimento del consumo del suolo e riuso del suolo edificato”) e leggi regionali (la n. 31 del 28 novembre 2014 “Disposizioni per la riduzione del consumo di suolo e per la riqualificazione del suolo degradato”) che all’apparenza ci garantiscono da un consumo di suolo continuo e selvaggio. Il cittadino può considerarsi tranquillo e al sicuro? No, per niente.

La partecipazione e il controllo democratico debbono essere ancora più vigili perché non bastano affermazioni generiche e non cogenti; come spesso le nostre leggi contengono, per garantire un equilibrio giusto e naturale tra il costruito e le aree verdi per avere luoghi e città salubri. Temo che sul tema del consumo di suolo ci sia ancora una forte differenza politica e culturale tra centrodestra e centrosinistra. E’ un peccato perché in questa città ci viviamo tutti e su alcuni temi che riguardano la vivibilità dovremmo essere tutti concordi. Ma non è così. 

Non solo per differenti opinioni politiche ma anche per profonde differenze culturali. Il centrosinistra al governo (1995-2009) si è attenuto, oltre che a una pianificazione prudente anche a criteri generi e culturali quali ad esempio: non costruire nei parchi e nelle aree verdi e libere; risparmiare e allargare gli spazi e le aree verdi; favorire la pedonabilità e la ciclabilità e non il traffico veicolare dentro i centri; costruire dove solo era programmato e non fare …